Un progetto di residenza artistica per la festa te lu mieru

A Carpignano Salentino in provincia di Lecce in occasione della Festa te lu mieru, la madre di tutte le sagre dal 1974 il Frantoio Ipogeo e il Palazzo Orlandi si vestono d’arte con l’iniziativa culturale Artist residency: Corte dei Salentini, per la curatela di Viola Moschettini che porterà dal 5 al 7 settembre tre artisti, Sara Montani e Matilde Piacentini da Milano, e Giuseppe Q. Lupoli da Cisternino a mettersi in mostra con tre progetti personali legati al tema di questa festa tra le più sentite all’interno del territorio salentino attraverso l’utilizzo di materiali e tecniche differenti.

Sara Montani, attraverso la tecnica dell’acquaforte celebra la vite ed il legame dell’uomo con la natura. Le opere esplorano la bellezza intrinseca e la complessità delle forme botaniche. I protagonisti della collezione sono infatti foglie e rami, che divengono allo stesso tempo matrici e soggetti, dando vita a stampe calcografiche inchiostrate a monotipo e acqueforti connotate da graduali variazioni cromatiche, analizzando le differenti identità che possono essere assunte dalla medesima forma. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” :ciascun elemento muta come all’interno del proprio ciclo biologico, divenendo altro da sé. Vite è Vita, è il titolo del suo progetto.

 

Giuseppe Q. Lupoli attraverso l’utilizzo di scatti analogici ci racconta com’è cambiato il territorio pugliese a causa dell’insediamento degli abitanti.

Il suo progetto Percorsi oltre il valico ha inizio in una terra di passaggio, teatro sin dall’antichità di vita ed insediamento umano, la sua Cisternino, letteralmente al di qua di Sturni, ossai Ostuni. Questi luoghi hanno conservato il loro misticismo e poesia, custoditi gelosamente dagli abitanti del luogo e dalla tradizione orale, primo veicolo delle usanze di questa Terra.

 

Matilde Piacentini realizza opere con la tecnica del collage analogico. Racconta il ruolo sociale che l’alcol ha nelle nostre vite per aiutarci a sopportare le pressioni a cui siamo costantemente sottoposti e non restare intrappolati nelle gabbie del proprio ideale.

Nel suo progetto Storie di spiriti, questi ultimi diventano il compagno a cui confidare i nostri timori, i pensieri più nascosti e allo stesso tempo il luogo in cui dimenticarsi di essi, sentendosi liberi di esprimere la propria identità. Le protagoniste della collezione sono donne in carriera, madri di famiglia, dive del cinema e della pubblicità, che divengono sfumature di un medesimo soggetto protagonista

 

 

GLI ARTISTI:

 

Giuseppe Q. Lupoli nasce a Cisternino, in Puglia, il 26 marzo 1979. Protagonista di esposizioni a carattere nazionale e d’internazionale dal 2020, vede nella fotografia uno strumento di creazione, capace di farlo viaggiare, per  mezzo delle immagini, attraverso il tempo e lo spazio . La sua ricerca mira alla creazione di opere uniche e non ripetibili, attraverso la sperimentazione di tecniche che  arricchiscano ulteriormente il suo media di riferimento. Proveniente dal settore cinematografico, è autore di progetti che mettono a fuoco temi che interagiscono sia con il passato che con il presente. Nonostante Lupoli sia un fotografo, nelle sue opere è impossibile non percepire la vicinanza all’arte pittorica.  Molteplici sono, infatti, i richiami a grandi correnti artistiche ed esponenti del passato.

 

Sara Montani nasce nel 1951 a Milano, dove vive e lavora. Dagli anni novanta allestisce diverse personali conseguendo segnalazioni e premi, tra cui il Premio Arte Mondadori per la Pittura nel 1994 e il Premio Nazionale di Scultura di Spinetoli (AP) nel 2001.Socia del Museo della Permanente di Milano dai primi anni 2000, dal 2022èparte del Consiglio Direttivo dello stesso.

Le sue tele riportano reminiscenze fossili, madreperlacee rielaborazioni di reperti che acquistano l’importanza della ricerca, non solo semantica, ma anche escatologica. Da tempo si interessa al concetto di monostampa e monotipo mettendo in relazione gli effetti di queste tecniche, crea opere uniche per inchiostrazione e cromia. Si dedica inoltre alla realizzazione di collografie con matrici insolite, partendo da oggetti reali, stoffe e pizzi per raccogliere impronte di vissuto. Non importa la materia, conta l’emozione.

 

 

Matilde Piacentini, di origine milanese, sviluppa la sua attenzione verso il mondo dell’arte durante gli anni del liceo. Qui, sperimenta per la prima volta la tecnica del collage analogico, per la quale prova una forte curiosità sin da bambina. Attraverso un mix di immagini provenienti da contesti differenti, l’artista esprime ricordi, vissuti, considerazioni sulla società e riflessioni personali.

Influenzata dai linguaggi propri dei settori di Marketing e Moda l’artista crea composizioni contraddistinte da toni forti ed una saturazione elevata, che vengono realizzate tramite l’applicazione di tasselli di immagini su una superficie rigorosamente connotata da uno sfondo monocromatico.

Le composizioni dell’artista milanese divengono la sintesi frizzante di elementi multipli e tematiche profonde che, anziché generare un’antitesi, si sposano a pieno in un unicum, stravolgendo anche il loro significato originario.