Da quarantuno anni nelle prime sere di gennaio a Morcone, paese del beneventano, va in scena il presepe vivente, vero e proprio vanto di questo luogo ricco di suggestioni. Manifestazione che porta ogni anno nell’Alto Sannio quasi diecimila persone per un evento dal sapore cinematografico, immersivo a trecentosessanta gradi che coinvolge centinaia di figuranti. Quaranta anni più uno quest’anno, come ci racconta Alba La Marra una sera di questa torrida e a tratti tropicale estate, che proprio l’anno scorso ha voluto omaggiare e celebrare questo anniversario così importante con la prima edizione di un manifestazione d’arte contemporanea, Attesa, che ha fatto breccia nel cuore degli abitanti di Morcone e dei tanti visitatori venuti da ogni dove, tanto da strutturare le prime tre edizioni come una trilogia, già tante le idee per il programma venturo, che possa gettare le basi per le edizioni future. Dopo l’attesa, quest’anno l’identità. Ci sarà poi tempo per la memoria. Tanti gli artisti presenti a questa seconda collettiva, tanti più uno. Perché Attesa è diventata da subito anche un progetto di arte pubblica.
Foto di Raffaele Costanzo
Lungo il percorso è possibile imbattersi nell’opera di EmanueleScotto che ha partecipato alla prima edizione, un Crocifisso che fuoriesce dal muro, acquisito dal comune di Morcone, ma adottato e voluto ancora prima da tutta la comunità. Prima opera di questo progetto che porterà nuovi lavori di arte contemporanea a dialogare sempre più con il passato, abbattendo proprio quei muri da cui il Cristo sembra voler uscire fuori per portare tra le persone un’arte accessibile a tutti, patrimonio e ricchezza di ognuno di noi.
Foto di Raffaele Costanzo
Arte pubblica come potrebbero esserlo da quest’anno l’opera di Aniello Scuotto. La sagoma stilizzata di un gatto in metallo, come i tanti che vivono i vicoli di Morcone, vera identità del paese nella semplicità del quotidiano. Potrebbe diventare arte pubblica anche la Diversamente Venere di RiccardoRuggiano. Una scultura, ,come il Cristo già amata dagli abitanti locali, che vuole rappresentare la comunità non con figure idealizzate ma tra il giocoso e la critica sociale come allegorie sociali umani e imperfette.
Foto di Raffaele Costanzo
A un passo dal sacro anche l’opera Santa Libertà Negata di Pau, artista visivo e frontman del Negrita. Come in una “lettera ai potenti della Terra” Pau in maniera dissacrante ci ricorda che in America ancora oggi ti puoi permettere di avere la pelle nera solo se sei una pop star come Rihanna, perché se invece tu fossi George Floyd, come ci ricorda il sottotitolo dell’opera, tutto questo non sarebbe concesso.
Foto di Raffaele Costanzo
“Volete che ammazziamo per due confini e tre bandiere, delle stupide pedine sul vostro lurido scacchiere con l’antica strategia del dividi ed impera”
come le pedine nella ceramica di Antimo De Santis che pone i riflettori sui drammi nel nostro tempo, sull’indifferenza che spesso ci accompagna e che non ci fa vedere o che forse qualche volta ci fa vedere tutto uguale.
Foto di Raffaele Costanzo
Confondiamo l’umanità dolente e sofferente che osserviamo al semaforo, sotto le nostre metropolitane, nella striscia di Gaza, come parte del panorama. Dovremmo sempre ricordarci che Nessun uomo è un’isola.
Siamo tutti parte di una stessa comunità più grande, quello che succede a ognuno di noi è diretta causa e conseguenza di quello che possiamo fare o non fare per dire la nostra, provare a dire no, io non ci sto.
Foto di Raffaele Costanzo
Siamo tutti parte di qualcosa come ci racconta Pasquale Palmieri con la sua installazione. Fotografie di abitanti di Morcone per i quali l’artista ha immaginato una storia, una scena. Vite e situazioni altre che hanno messo a nudo i personaggi, tanto quanto le persone. Uno specchio accoglie il visitatore che diventa così parte integrante di un’opera che crea comunità.
Oggi, sabato 16 agosto, che il presepe vivente festeggia la quarantunesima edizione, noi ci troviamo a Morcone per una visita guidata con Alba La Marra, curatrice dell’evento e di questa seconda edizione di Attesa. Visite guidate che l’organizzatrice farà tutte le sere dalle 19:30. L’identità è il filo rosso che lega le opere tra loro.
Foto di Raffaele Costanzo
L’identità degli abitanti che si ritrovano ad ospitare nei loro luoghi storici il contemporaneo, che qualche volta si sposa, come nel delicato e attento lavoro site specific di Daniela Pergreffi, mattonelle di terracotta simili al pavimento che ospita l’opera, raccolgono l’identità di questi luoghi, quasi anticipando il tema Memorie dell’anno prossimo. Impronte di uomini e animale che hanno vissuto insieme in armonia. Suoni, versi di bestie e frasi sussurrate ci portano nei luoghi in cui siamo, in cui eravamo.
Foto di Raffaele Costanzo
Sempre di memoria parliamo osservando l’opera di Vincenzo Rusciano. Dialogo con un’ombra, dove ritroviamo parte di un passato che non esiste più se non tra le mura di questa case abbandonate. Ricordi, memorie e suggestioni che riecheggiano tra le luci.
Altre volte invece il contemporaneo entra in maniera dissonante, contrastando in apparenza con il passato per parlare e raccontare chi siamo oggi.
Foto di Antonio Conte
Nelle quattro opere di Marco DelleVeneri scompare il segno umano, il personale, il vissuto dell’uomo lascia spazio, la prospettiva e la forma, logiche del tutto umane, lasciano campo libero al colore e alla materia, plastica e leggera.
Attesa è l’identità degli artisti che si sono confrontati con le botteghe e le case e le strette vie di un paese che li ha accolti, realizzando opere site specific cercando un dialogo tra passato e futuro, passando per quel presente che tanto viviamo e poco capiamo. Il lavoro di GiovanniPolzella occupa il laboratorio di un fabbro. Sembra di essere davvero nello studio dell’artista durante una sua sessione di lavoro.
Foto di Raffaele Costanzo
Come se fosse uscito a prendere un caffè, magari allo storico bar di Marino, e noi fossimo là in Attesa. Autoritratti per interrogarci sulla nostra vera identità. Un’opera quasi nascosta, in secondo piano sulla destra. Un lavoro a metà, si specchia in uno specchio impolverato che riflette in un altro specchio altrettanto sporco. Vogliamo veramente vederci? Sarà difficile, ma possiamo sempre provarci.
Foto di Antonio Conte
Attesa è l’identità di Morcone. L’identità di Antonio Fortunato , il suo cuore in mostra per noi. Dove vive il presepe, dove si muovono pastori e contadini, troviamo adesso sculture e fotografie, suoni come la composizione musicale di Uwe Fiebig che accompagna in filodiffusione tutta la mostra. È l’anima della rassegna che prende per mano i visitatori e li porta tra le stradine di Morcone.
Stradine lastricate di pietra bianca che diventano cornici naturali, le porte di ingresso al paese si trasformano in varchi temporali dove le teste di cemento di Marcello Silvestre rappresentano quasi dei guardiani alla porta di San Marco.
Foto di Raffaele Costanzo
Come moderni Engywuck e Urgl dalla Storia Infinita si prendono cura degli abitanti del centro storico mostrando a loro volta crepe e ferite perché l’unico vero modo di essere indistruttibili è mostrare la propria vera identità.
Le scale e i portoni, le vecchie botteghe di mestieranti mutano il proprio essere per ospitare officine artistiche.
Foto di Raffaele Costanzo
Opere nate per il luogo che qualche volta si sposano, altre volte contrastano.
Mick Jagger, leggendario frontman dei Rolling Stones, fa capolino tra le stradine nell’opera del fotografo Alessio Pizzicannella, il cantante ha il volto coperto ma la sua silhouette è talmente iconica che si riconosce immediatamente.
Difficile è invece riconoscere le figure nell’incisione di Pierino di Brino. L’artista vuole la massima attenzione, uno sforzo da parte dello spettatore che deve dare tempo, lo stesso che lui, Pierino, ha donato.
Foto di Raffaele Costanzo
L’attesa in questo caso è un prezioso regalo che soggetti differenti si scambiano. Saper guardare non è sempre facile, così l’identità del paese, dei suoi abitanti scompare nell’opera di Clelia Ravone, dove il colore diventa protagonista mettendo in secondo piano il paesaggio che diventa pretesto per essere osservato.
Foto di Antonio Conte
Un paesaggio che è possibile ammirare anche dall’alto avendo l’occhio dell’aquila, il carattere dell’aquila. L’impudenza di questo maestoso volatile che però come ci ricorda Gianni D’Andrea nella sua opera può essere fragile, di un materiale fragile, di cartone magari. Che si distruggerà volando troppo in alto, vicino al sole, che diventerà troppo pesante, volando troppo in basso vicino al mare.
Foto di Raffaele Costanzo
I comportamenti troppo sfacciati e arditi possono essere pericolosi.
Dare tempo, un dono prezioso, la valorizzazioni di questi luoghi passa anche da qui, dal ritrovare i propri pezzi di passato, i ricordi smarriti, gli oggetti abbandonati, come nell’installazione di ClaudioCuomo. Una stanza ricca di opere, pagine metaforiche del taccuino dell’artista come cose lasciate che ritrovano la propria identità nel momento in cui l’osservatore ammira il lavoro.
Foto di Antonio Conte
L’opera osservata cambia il punto di vista. Ci vogliono altre angolazioni, nuovi avamposti per osservare al meglio. Decostruire e ricostruire, spostando l’asticella della paura un po’ più avanti per continuare a correre, proprio come nel video di Teresa Cardone e Massimo diPinto, cercando un vuoto salvifico dal quale ripartire. Trovando qualcosa a cui non avevamo mai pensato prima.
Foto di Antonio Conte
Aprite i vostri occhi, cantavano i Litfiba. Forse per iniziare a vedere qualcosa di nuovo. Vedere, guardare al di là del proprio stesso sguardo. Dire senza parole, esprimersi con un linguaggio muto attraverso immagini disturbanti, come le foto di Mara Mazzucco.
Foto di Raffaele CostanzoFoto di Raffaele Costanzo
Come le foto di Sandrine. La realtà, la finzione. Tutto nella sua ricerca di luce rosa diffuso è una ricerca di verità attraverso un grido, un urlo contro tutto ciò che di falso c’è nella nostra società. Una ricerca di sincerità a tratti disarmante. Come disarmante è l’opera di PierluigiMastrobuoni in bilico tra il pregiudizio e la colpa, l’innocenza e il ragionevole dubbio, tra la purezza e il peccato originale. Siamo anche quello che ci viene appiccato addosso.
Particolare dell’opera Foto di Antonio Conte
Siamo quelli che vanno alla ricerca dell’arte contemporanea tutte le sere dalle 19 alle 21 in un piccolo paesino della provincia di Benevento. Siamo quelli che in attesa della visita guidata della curatrice Alba La Marra ci perdiamo per le strade di Morcone cercando un scorcio particolare, una terrazza che affaccia sulla vallata, un vecchio mulino da cui partire per ricominciare e scoprire la forza identitaria e l’unicità di luoghi fuori dal tempo.
Gli artisti di ATTESA 2025: Teresa Cardone, Claudio Cuomo, Gianni D’Andrea, Antimo De Santis, Marco Delli Veneri, Pierino Di Brino, Massimo Di Pinto, Uwe Fiebig, Antonio Fortunato, Pierluigi Mastrobuoni, Mara Mazzucco, Pasquale Palmieri, Pau, Daniela Pergreffi, Alessio Pizzicannella, Giovanni Polzella, Clelia Ravone, Riccardo Ruggiano, Vincenzo Rusciano, Sandrine, Aniello Scotto, Marcello Silvestre.
ATTESA sarà visitabile dal 12 al 25 agosto e il 13e14 – 27e28 settembre 2025, dalle ore 19 alle 21.
Tutti i giorni, alle ore 19:30, sarà possibile effettuare la visita con la curatrice.
Ingresso gratuito
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