Tutto nasce dal basso poi va su, la resistenza come forma di gentilezza è una vera e proprio forma di rivoluzione, una rivoluzione che parte dal basso e poi va su a colpi di grazie.
È una grande idea che ancora non si sa ma che possiamo ritrovare in provincia, negli edifici dismessi e riqualificati, come nella stazione della circumvesuviana di Scisciano dove sabato sera, 5 luglio, di un luglio caldo che sa di presagi e profezie di brutti cambiamenti, abbiamo assistito a Come sono diventato una besta l’ultimo spettacolo della rassegna Binario OFF, un progetto di Contestualmente teatro. Uno spettacolo, una prima assoluta con Francesco Gafforio, Riccardo Pisani, autore e regista del testo, e l’aiuto regista Marcello Crispino.

Stazioni, luoghi non luoghi per antonomasia, che riprendono vita, cortili ritrovati e ponti abbandonati. Un’idea che cambierà questa città, che ci trasfomerà, che ci farà vibrare di emozione con i sorrisi e i desideri e la voglia di fare dei ragazzi della Chill House che si prendono cura dello spazio esterno della stazione dove organizzano aperitivi e mostre che vogliono curare sempre più nei dettagli come ci racconta Riccardo. Mostre che prendono vita così come il palco del teatro e le luci e le quinte nel giorno stesso dello spettacolo, dell’evento. Monta e smonta, fraveca e sfraveca, come diciamo a Napoli, che i sogni sono fatti così, di tanta fatica e sorrisi, come quelli di Sara Angela. Gli eventi, sette in questa rassegna, hanno visto esibirsi Margherita Romeo Messeri tra le tavole di Andrea Pazienza, Sara Guardascione e Andrea Cioffi, Marco Aspride, Nello Provenzano e Valeria Impagliazzo, Francesco Rivieccio, Simone Miglietta per arrivare all’ultima fermata, di una manifestazione che promette per ottobre altri grandi nomi, con lo spettacolo Come sono diventato una bestia scritto e diretto da Riccardo Pisani che ritrova il palco, vestito da corvo, un corvo nero, torvo. Un palco spoglio dove racconterà e seguirà i primi passi, e forse anche gli ultimi, di Tito, uomo scimmia, uomo bestia, uomo tra gli uomini animali, interpretato con passione e sudore da Francesco Gafforio.

La resistenza come forma di gentilezza è una vera e proprio forma di rivoluzione, una rivoluzione che parte dal basso e poi va su a colpi di grazie. È un’idea che non si può vedere ma c’è, non è negli ambienti intellettuali ma in un edificio concesso in gestione da Eav alla Rete Vesuviana Solidale che lo anima, lo rende vivo e pulsante con lo sportello dei diritti.
Uno spazio, quello della Vesuviana di Scisciano che sta rinascendo con spettacoli e poesia, risate ed emozioni. La bellezza che riprende il proprio posto nel mondo. Una scommessa vinta. La cultura che rigenera. La resistenza, la gentilezza la voglia di fare. La stessa di Mediterranea Saving Humans Napoli, presenti all’ultima fermata della rassegna. In un dibattito di introduzione alla serata le attiviste Francesca Carrani e Francesca Manfredi hanno raccontato storie di resistenza e solidarietà alla Palestina.

Persone, uomini e donne, coraggiosi che si battono per i diritti di un popolo, di ogni popolo che si rispetti appoggiando i valori che animano le lotte pacifiche, rispettando le loro idee.
Resistenza, ancora una volta, sempre e comunque, una vera e propria rivoluzione. E di resistenza ancora si tratta quando sul palco, dopo il dibattito, e dopo un aperitivo salgono Riccardo Pisani e Francesco Gafforio. In scena la vita di Tito, tutta la vita, gli amori, la fidanzata, la moglie, gli amici. Una vita scandita dalla voce di un corvo, Riccardo Pisani, che guarda, osserva, interroga e si interroga. Francesco Gafforio ha la faccia di scimmia, ha la faccia delle origini, degli albori, forse del nostro istinto primordiale, prima ancora di essere un uomo, una donna, un individuo di questa assurda società. Tito ha tre anni, Tito a sei anni va a scuola, Tito a quindici anni fuma la prima sigaretta. Tito fa tutto quello che deve fare una persona normale ma qualcosa non va, qualcosa non funziona perché Tito, Riccardo, Francesco non si adegua. Proprio non gli riesce. Vede gli amici, vede la fidanzata diventata moglie, ricorda il primo bacio. Vede l’assurdità di tutto ciò. La ripetizione delle cose, l’omologazione che ci rende uomini in questa società.

Tito ha trentatrè anni, come Gesù prima di lui. Tito non ci sta. Vuole essere se stesso, con tutte le conseguenze del caso. Tito guarda il corvo negli occhi, quegli occhi neri che lo hanno scrutato dall’inizio. Lo guarda tre volte, fino in fondo, in un atto di resistenza.
Resistenza ancora una volta, che bella parola.
La resistenza è una vera e proprio forma di rivoluzione, una rivoluzione a colpi di grazie e applausi.
Gli applausi per Riccardo Pisani e Francesco Gafforio, gli applausi per i ragazzi che animano lo spazio, che resistono e portano bellezza dove prima bellezza non c’era.
E tanti grazie, semplicemente grazie, perdutamente grazie, solennemente grazie.
La stazione è l’ultima, l’ultima fermata prima di ricominciare ad ottobre. La fine è solo l’inizio di tutto proprio come per Tito che adesso ha qualche anno in più e corre verso la libertà.






