Hey Joe, umanità e redenzione in una Napoli ferita dalla guerra

Hey Joe – James Franco è il protagonista di una storia di riscatto autentica, profonda, di un uomo cui non resta più nulla se non la speranza di ricucire il rapporto con suo figlio.

Hey Joe, scritto e diretto da Claudio Giovannesi (Fiore e La paranza dei bambini), da poco disponibile anche su Netflix, è un film incentrato sui rapporti umani, su come le comuni debolezze possano prendere il sopravvento nelle nostre vite e su quanto sia difficile, se non impossibile, rimediare agli errori del passato.

La storia si sviluppa su due piani temporali: il teatro del racconto sono i Quartieri Spagnoli della Napoli del 1944, coperta da polvere e macerie, nella quale i liberatori americani, tra una gomma da masticare e una barretta di cioccolata, si divertono ad elargire anche qualcosa di più carnale alle ragazze locali, speranzose di volare oltreoceano e sistemarsi.

E poi c’è la Napoli del 1971, ancora aggrappata alla cospicua presenza dei soldati a stelle e strisce nella base NATO partenopea. Una città che fatica a risollevarsi e nella quale prevalgono in maniera prepotente malaffare, truffe, prostituzione e contrabbando.

Il protagonista è Dean Barry, intrepretato da un James Franco in vena di grazia, tornato in auge dopo una serie di vicissitudini personali.

Nel 1944, Dean è un giovanissimo soldato che ha una relazione, apparentemente spontanea e genuina, con la napoletana Lucia, e che, una volta in procinto di ripartire verso casa, le promette che tornerà da lei e dal bambino che aspetta.

Non accadrà, come per tantissime storie di quel periodo.

Ci spostiamo nel 1971, Dean ha pensato a tutto tranne che a Lucia e al “figlio della guerra” lasciato a Napoli. Ha vissuto la sua vita, ormai è un veterano di tre guerre, con tutti i traumi che queste possono lasciare, alcolista cronico e depresso, con una ex moglie che pretende i soldi che lui non le ha mai dato perché non ne ha. Poteva andare meglio.

Tra bollette e avvisi di pagamento, Dean riceve uno strano telegramma, datato tredici anni prima, nel quale gli si comunica che Lucia è morta e suo figlio Enzo vorrebbe conoscere il padre naturale.

L’ex soldato, quindi, parte per Napoli aggrappato alla flebile speranza di ricostruire o, meglio, costruire, un rapporto con il figlio che, ormai adulto, non ha nessuna intenzione di assecondare il progetto di redenzione paterno.

Enzo, interpretato da Francesco Di Napoli, è a sua volta padre e porta i segni di una vita passata a difendersi da un drammatico destino. Abbandonato da Dean prima ancora di venire al mondo, orfano di madre da bambino, viene cresciuto dal boss del quartiere, Vittorio, Aniello Arena, che lo inserisce prima, incatena poi, nelle pericolose dinamiche camorristiche.

Dean, con l’aiuto e i consigli di Angela, in arte Bambi, un’ottima Giulia Ercolini, un po’ prostituta e un po’ truffatrice, prova con tutto sé stesso a creare un rapporto con Enzo e dà fondo a quel che resta dei suoi soldi per convincerlo ad abbandonare quel mondo governato da spaccio, violenza e illegalità e seguirlo nel New Jersey. Ti salvo io, in perfetto american style.

Ci sono nodi, però, che sono difficili da sciogliere e non è mia intenzione fare spoiler ma sono tentato, lo confesso.

Hey Joe è un film intenso, diretto e interpretato in maniera eccellente, credibile in tutte le sue sfaccettature. Quella che emerge in maniera imponente è l’umanità dei personaggi oltre che della città nella sua interezza.

Particolarmente apprezzata è stata la scelta di non doppiare i dialoghi in inglese e lasciare che si percepisse in maniera chiara la lontananza, anche verbale, tra i personaggi, così come la disinvoltura del regista nel girare tra i caldi e impenetrabili bassi dei vicoli di una Napoli ancora ferita dalla guerra.

Sarebbe forse stato ancor più interessante inserire delle scene nelle quali approfondire i motivi alla base del mancato ritorno di Dean e non far pensare, così, che si sia trattato di mera indifferenza.

James Franco è magistrale nell’interpretare un personaggio malinconico, turbato dai conflitti interiori ed esteriori che ha combattuto; è appesantito, giustamente, dai sensi di colpa e cerca di risalire dall’abisso in cui è piombato. Lo fa cercando di rimediare ad una ingiustificata assenza genitoriale e tentando di dare una speranza a suo figlio oltre anche ad Angela, prima che venga inghiottita in maniera irreversibile dalla crudeltà del mondo che la circonda. Ma, prima di tutto, cerca di dare una speranza a se stesso.

Azzeccatissime le musiche, perfetti i silenzi.

Il mio voto è 8

Il trailer ufficiale 

 

Anno 2024

Durata 117 min.

Genere drammatico

Regia: Claudio Giovannesi

Sceneggiatura: Claudio Giovannesi, Maurizio Braucci

Musiche: Andrea Moscianese