Criature, un amaro Io speriamo che me la cavo 2.0

Criature. Il film, opera prima scritta e diretta dalla documentarista Cécile Allegra e con protagonista Marco D’Amore, da poco disponibile su Prime Video, mostra un mondo che facciamo fatica a riconoscere come reale ma che, purtroppo, esiste e come.

La pellicola è ispirata alla vita dell’educatore di strada Giovanni Savino, presidente della Cooperativa Sociale Il Tappeto di Iqbal.

I problemi che vengono messi in scena in Criature non sono frutto della fantasia degli autori. La criminalità, piccola o grande che sia, la dispersione scolastica e la conseguente ignoranza dilagante, il lavoro nero e lo sfruttamento dei minori non sono questioni da considerare solo in ambito cinematografico. Per fortuna, questo degrado non riguarda tutto il Meridione e le sue periferie, questo è doveroso dirlo, ma solo parte di esso. Talvolta, accecati dalla bellezza e dall’eccellenza che il medesimo territorio offre, si fa finta che non esistano. E fare finta è comodo, prima di tutto, a chi questi problemi dovrebbe tentare di arginarli e non fa altro che adeguarsi a quanto di peggio il contesto offre.

In Criature questa realtà è totalizzante ma pare che nessuno sia in grado o realmente interessato a risolverla, ad eccezione di Mimmo Sannino, aiutato da Anna, interpretata da Marianna Fontana.

Mimmo è un educatore di strada che cerca, nel vero senso della parola, di togliere i ragazzi dalla strada, impartirgli delle lezioni scolastiche necessarie per ottenere la licenza media e, contemporaneamente, mostrargli, attraverso le abilità circensi, che un altro mondo è possibile.

Una speranza di una vita migliore, senza la necessità di scappare via, c’è e Mimmo vuole mostrarla ai ragazzi con l’arte e la cultura.

Ovviamente, si scontra con una realtà che ripudia la legalità, minacciando neanche tanto velatamente chi tenta di portarla avanti.

E, come il leggendario Maestro Sperelli di Io speriamo che me la cavo, anche lui raccoglie, tra i vicoli di un non meglio precisato paese all’ombra del Vesuvio, chi lavora come fruttivendolo, panettiere o parrucchiera a 30 euro a settimana.

Il capolavoro di Lina Wertmuller è aggiornato ai giorni nostri ma viene sottratta quella illuminante vena ironica e malinconica e viene aggiunta la ferocia tipica dei tempi moderni, con un finale, perdonate il minimo spoiler, amarissimo.

Il cast dei Criaturi fa bene la propria parte ma il centro di tutto il film è rappresentato dal personaggio interpretato da Marco D’Amore. La domanda che nasce spontanea guardando la pellicola è semplice: perché i camorristi lo trattano così male, lo percuotono, minacciano, prendono in giro? Perché lo fanno? Non sanno che lui è Ciro Di Marzio? L’Immortale di Gomorra che potrebbe farli uccidere tutti in meno di un episodio.

No, non lo sanno, perché Marco D’Amore riesce ad affrancarsi dall’ombra di un ruolo ingombrante, iconico nel suo genere, e lo fa mettendo in campo una prova assolutamente generosa.

Elementi negativi: qualcosa non va nella trama, troppo prevedibile, e c’è una stereotipizzazione eccessiva di qualche personaggio. Manca un quid per fargli fare il salto di qualità. Lo stesso finale, pur dolorosissimo, fatica a coinvolgere del tutto lo spettatore.

Elementi positivi: la spontaneità del cast dei ragazzi (con qualcuno di già esperto come Maria Esposito, star di Mare Fuori) e la bellissima colonna sonora firmata da Dario Sansone.

Il mio voto è 6,5.

 

Il trailer ufficiale 

 

Origine: Italia, 2024

Soggetto e regia: Cécile Allegra

Distribuzione: Medusa Film

Durata: 101′

Musiche: Dario Sansone