Presentato fuori concorso all’82 Mostra del Cinema di Venezia, After the Hunt – Dopo la caccia segna il ritorno al Lido di Luca Guadagnino, registra ormai internazionale, che alla kermesse lagunare ha già portato molti suoi titoli, tra cui – Bones and all – ha vinto il Leone d’Argento per la migliore regia. Questa volta, Luca Guadagnino sceglie la prima sceneggiatura di Nora Garrett, intestandosi il merito di condurre – per la prima volta – al Festival di Venezia una star come Julia Roberts. È un film elegante, ma anche provocatorio e articolato, After the Hunt – Dopo la caccia, ambientato nella società post #MeToo e in un contesto accademico prestigioso ed elitario come quello di Yale, il luogo perfetto per mettere sotto il microscopio le relazioni di potere moderne.
After the Hunt: un campus d’élite in tumulto
Alma Imhoff (Julia Roberts) è una professoressa di filosofia di Yale dalle grandi ambizioni professionali che, con il marito Frederick Olsson (Michael Stuhlbarg), organizza cene per studenti e colleghi. Tra questi, c’è l’amico Hank (Andrew Garfield) che, come Alma, è in lizza per una cattedra definitiva e la sua allieva prediletta Maggie (Ayo Edebiri), afroamericana, queer e di famiglia abbiente. L’equilibrio si spezza quando, dopo una di queste serate a casa di Alma, Maggie confida alla donna di essere stata molestata sessualmente da Hank e di non voler in alcun modo mettere a tacere la vicenda. Hank si difende, rilanciando l’ipotesi di una ritorsione della ragazza di fronte alla sua accusa di plagio della tesi. Che cosa farà Alma? Che posizione prenderà? Perché in gioco non ci sono solo la sua reputazione e le sue possibilità di carriera; dal passato fa capolino un segreto inconfessato della donna, che rischia di ripercuotersi sul presente. Il conflitto tra Alma e Maggie, divise da valori, esperienze e sensibilità differenti, non sembra più rinviabile.

Un’indagine sulla natura umana e sulla verità insondabile
After the Hunt – Dopo la caccia è un thriller psicologico che si apre con un richiamo a Woody Allen e guarda ad Alfred Hitchcock per analizzare i suoi protagonisti dal filtro del potere: chi ha effettivamente potere oggi e su chi? Come viene esercitato il potere e cosa nasconde? Tramite la contrapposizione generazionale sul tema del consenso, il film rispecchia l’attuale momento storico, indagando le dinamiche del privilegio, l’impatto delle divisioni sociali e delle posizioni ideologiche estreme.
“Della sceneggiatura di Nora Garrett – scrive Guadagnino nel pressbook – mi ha intrigato la possibilità di esplorare le relazioni personali in un modo completamente diverso rispetto a qualsiasi altro mio film fino ad ora, dal punto di vista del potere piuttosto che del desiderio”.
Luca Guadagnino mette in crisi lo spettatore
Silenzio e voce, memoria e colpa, autorità accademica e asimmetrie di genere e razza. Su questi binari, Luca Guadagnino dirige un film che, consapevolmente, non offre verità, ma disegna ambiguità sentimentali, morali e socioculturali.
Le scelte cromatiche, i contrasti luci/ombre del direttore della fotografia Malik Hassan Sayeed (storico collaboratore di Spike Lee), il montaggio ritmato con le incursioni sonore di Trent Reznor e Atticus Ross creano uno stato di costante sospensione: After the Hunt – Dopo la caccia si interroga su come la verità venga costruita, filtrata, manipolata. E su come status, desideri e pregiudizi influenzino la nostra percezione della realtà. Il punto di vista di Guadagnino è però neutrale. Pone sul tavolo tutte le verità possibili, senza affermare quale prospettiva sia più valida. È il pregio e, al contempo, il difetto del film. Un orientamento funzionale alla discussione post-film, ma non all’impatto emotivo dell’opera sullo spettatore. La troppa ambiguità finisce per intaccare l’incisività del film e delle sue tematiche.
Il cast è all’altezza di una sceneggiatura fin troppo verbosa. Se ad Andrew Garfield è affidato un ruolo ingrato, Julia Roberts e Ayo Edebiri si contrappongono efficacemente, interpretando due personaggi poco gravedoli ma credibili. Guadagnino offre alla Roberts il ruolo spigoloso di un’insegnante fredda e poco empatica, idealista ma al contempo manipolatrice, competente ma vulnerabile, divisa tra la volontà di essere un modello e quello dell’interesse personale. Sempre eccezionale Michael Stuhlbarg, attore feticcio del regista, nei panni del marito di Alma.
