Ci sono frontiere che più di altre esemplificano la crisi migratoria internazionale. Nel mondo sono milioni le persone disposte a rischiare la vita pur di spostarsi e fuggire da guerre, povertà, persecuzioni, fame, cambiamenti climatici oppure un passato troppo ingombrante. Invisible America è un film che racconta una storia di migrazione, concentrandosi su quello che succede dopo aver attraversato il confine.
Distribuito in VOD sulle piattaforme streaming, tra cui iTunes e Amazon, Invisible America è un film del 2023 diretto e interpretato da Christian de la Cortina (che ha lavorato in Brooklyn, M 39), con Jorge Martinez Colorado (Le Coyote), Luis Oliva, Sonia Martinez, Kim Hoffman e Iliana Donatlánc (Sicario: Day of the Soldado).
Dal Messico agli Usa, una nuova forma di prigionia
In Invisible America, Fernando (Christian de la Cortina) è un giornalista costretto a fuggire dal Messico per cercare asilo negli Stati Uniti. Limitato dal braccialetto elettronico, approda in una fattoria del Vermont dove si unisce ad altri lavoratori clandestini: Pablo (Jorge Martinez Colorado), Raul (Luis Oliva) e Carolina (Sonia Martinez), che in realtà un visto ce l’ha perché si occupa del marito – malato – della proprietaria Dorothy (Kim Hoffman).
Dorothy, all’apparenza piuttosto gentile e accogliente, promette a Fernando di aiutarlo a mettersi in regola e lo porta addirittura da un avvocato. Ma la realtà si rivelerà essere piuttosto differente. Il film alterna la ricostruzione del passato di Fernando, che in Messico ha lasciato padre e sorella (Iliana Donatlánc) con l’obiettivo di riunirsi a loro negli States, al duro presente di un lavoro massacrante, che si protrae per oltre 10 ore al giorno in condizioni tutt’altro che favorevoli. Quello che sembra un rifugio si rivela una moderna forma di schiavitù, dove la deportazione è usata come arma di controllo e di ricatto. Invisible America racconta la drammatica beffa cui sono sottoposti migranti e lavoratori illegali che, inseguendo la libertà, finiscono per scontrarsi con ulteriori manifestazioni di sopruso e sfruttamento. Come racconta il film, alcuni chinano la testa, altri si ribellano, altri ancora proseguono la fuga.

Invisible America e la dignità dei clandestini
“Volevo sfidare i cliché. Spesso le persone clandestine vengono descritte come ignoranti o senza voce. Con Fernando ho creato un personaggio istruito, eloquente e coraggioso, un giornalista, per dimostrare che chiunque può essere costretto all’esilio. Volevo anche rendere omaggio alla mia comunità ispanica e mostrare che la nostra gente ha valore e dignità, a prescindere dalle circostanze”, afferma il regista e protagonista Christian de la Cortina. La contrapposizione tra Messico e Stati Uniti si riflette nelle scelte fotografiche, con “gli Stati Uniti, apparentemente sicuri, mostrati come freddi e duri, mentre il Messico, pur pericoloso, è ricordato come caldo e pieno di luce”.
Girato in pandemia tra molte difficoltà, Invisibile America è stato scritto dallo stesso Christian de la Cortina e da Vanessa Cáceres, produttrice. “Quando Christian e Vanessa mi hanno presentato la sceneggiatura, ho creduto nella loro visione e volevo sostenere un film che umanizza gli immigrati clandestini, mostrando che non sono numeri, ma esseri umani con dignità e rispetto”, aggiunge il produttore esecutivo Frank Baylis. Il film, che ha vinto il People’s Choice Award al Seattle Latino Film Festival nel 2023, inquadra il progressivo irrigidimento delle politiche migratorie negli Usa, dove oggi sotto l’amministrazione Trump imperversano i raid della polizia anti-immigrazione, restituendo la complessità del fenomeno migratorio attraverso il richiamo all’empatia e all’umanità. Dietro ogni storia, c’è un essere umano con il proprio vissuto e con le proprie fragilità.
