Intervista in anteprima a Rosaria Angerosa, autrice di Ex Manifattura Tabacchi. Il libro sarà presente al Campania Libri Festival in programma dall’1 al 4 ottobre al Palazzo Reale di Napoli.

Una trama che evoca un profumo oppure una fragranza che risveglia una storia?
Ex Manifattura Tabacchi è un suggestivo binomio libro + profumo nato dalla partnership tra la casa editrice Homo Scrivens e la maison di profumeria artistica Floridia Parfum. Un esempio creativo di storytelling olfattivo a firma di Rosaria Angerosa, scrittrice, pedagogista e cofounder di Floridia Parfum.
Il libro abbinato alla sua fragranza da 50ml sarà presente al Campania Libri Festival in programma dall’1 al 4 ottobre al Palazzo Reale di Napoli.
Noi di Whipart, abbiamo incontrato in anteprima Rosaria Angerosa per farci accompagnare in esclusiva alla scoperta del suo percorso di scrittura intersensoriale.
La trama conduce il lettore in uno degli spazi industriali più identitari della città di Napoli, la Manifattura Tabacchi, in una quotidianità impregnata del tabacco Kentucky ed abitata da casse di legno, macchinari e divise da lavoro. Rosaria Angerosa tratteggia nel suo libro l’approccio emotivo, e non solo, di Lucia, Giulia, Filomena, del ragionier Palumbo che assieme ad altri lavoratori subiranno la notizia della chiusura dello stabilimento produttivo.
Dopo ventitrè anni, Lucia si accorge che quel luogo è in realtà permeato anche di un odore preciso, riconoscibile. E così i personaggi proveranno a catturarlo per “fissarlo” in un profumo che si sottragga alla sua scomparsa.
L’Ex Manifattura Tabacchi è stato storicamente un gigante manifatturiero del dopoguerra ed un esempio di archeologia industriale. Oggi è una terra di nessuno, abbandonata anche dalla valorizzazione culturale. Può questo profumo tentare di sopperire a quel processo rigenerativo che non c’è stato, riabilitarne l’identità attraverso l’evocazione degli odori che lo hanno abitato ?
Non credo che un profumo possa sostituire ciò che una città non è riuscita a restituire fisicamente a un luogo. Può però fare qualcosa di più intimo: salvarne una traccia.
La Manifattura non era soltanto un edificio. Era fatta di gesti, di voci, di abitudini, di persone che ogni giorno entravano e uscivano da quei reparti. E tutto questo aveva un odore preciso: il tabacco, il legno, gli ambienti di lavoro, i vestiti che a fine giornata portavano ancora addosso quel luogo.
Un luogo può chiudere i cancelli ma continuare ad abitare chi lo ha vissuto.
È lì che interviene il profumo. Non ricostruisce muri, non riapre spazi, ma può far riaffiorare una presenza, restituire per un istante qualcosa che sembrava perduto.
In questo senso Ex Manifattura Tabacchi non vuole sostituirsi a una rigenerazione mancata: vuole custodire ciò che di quel luogo continua a vivere nelle persone.
Il racconto narra la chiusura dello stabilimento e con esso la trasformazione della vita dei personaggi, i lavoratori, che hanno condiviso un tratto di vita. I profumi appaiono essenze volatili, eppure lei li sceglie per raccontare una vita intera.
È proprio questo che mi affascina dell’olfatto: è impalpabile, ma ha una forza incredibile.
La cosa sorprendente è che spesso non siamo noi a cercare il ricordo: è il ricordo che ci raggiunge attraverso un odore.
Può essere il profumo del caffè, quello di una stanza, di un tessuto, di una crema che usava nostra madre. E improvvisamente non ricordiamo soltanto un luogo, ma anche come ci sentivamo lì dentro.
Nel racconto succede qualcosa di simile. L’odore del tabacco non è soltanto una nota olfattiva: porta con sé il reparto, le pause, le voci dei colleghi, i gesti ripetuti ogni giorno.
È questo il paradosso che trovo bellissimo: il profumo è volatile, sembra destinato a sparire, e invece può diventare una delle forme più tenaci del ricordo.
Per Proust, il sapore della madeleine fa riaffiorare un intero mondo che sembrava perduto. Nel mio racconto accade qualcosa di simile: è l’odore del tabacco a riaprire la Manifattura, con le sue voci, i suoi gesti, la vita che l’ha attraversata.
Lo scrittore ed il profumiere si sono sempre compresi. Entrambi sanno che una parola è più di un vocabolo ed un profumo è più di un odore. Leggendo o annusando si accede a mondi paralleli, inconsistenti eppure reali. E’ così anche per lei?
Sì, molto. Anzi, credo che scrittore e profumiere abbiano in comune proprio questo: lavorano entrambi sull’invisibile.
Uno usa le parole, l’altro le materie olfattive, ma nessuno dei due consegna qualcosa di completamente definito. Suggeriscono, aprono immagini, fanno affiorare sensazioni.
Una parola, se è quella giusta, può farci vedere una stanza che non abbiamo mai visto. Un profumo può farci tornare in un luogo senza mostrarcelo.
Quando ho iniziato a scrivere Ex Manifattura Tabacchi, mi sono accorta che continuavo a passare da un linguaggio all’altro. Partivo da un odore e mi ritrovavo dentro una scena; scrivevo una scena e cercavo subito quale odore potesse appartenerle.
A un certo punto ho capito che le due cose si stavano contaminando.
In entrambi i casi, ciò che conta è quello che succede dopo l’incontro: il profumo cambia sulla pelle, il racconto cambia nella memoria di chi lo legge. E ciascuno finisce per portarli con sé in modo diverso.
Il vocabolario della profumeria è sinestetico. Spesso per esprimere un odore prendiamo a prestito il linguaggio che usiamo per gli altri sensi. Il tabacco è legnoso, la vaniglia è dolce. A suo parere, questa corrispondenza percettiva è un valore aggiunto o è una perdita per il mondo della profumeria? Ed attraverso quale tipo di esperienza lessicale il suo lettore “sentirà” gli odori della Ex Manifattura Tabacchi ?
Per me è sicuramente un valore aggiunto. L’olfatto ha qualcosa di particolare: per raccontarsi ha bisogno di chiamare in causa anche gli altri sensi.
In fondo la letteratura lo ha capito da sempre. Baudelaire parlava di “corrispondenze”, di profumi, colori e suoni che si richiamano tra loro. E noi facciamo la stessa cosa ogni giorno: diciamo che un profumo è caldo, vellutato, scuro, luminoso. Non stiamo descrivendo soltanto un odore, stiamo cercando di dire che cosa ci fa sentire.
Nel racconto ho cercato di fare proprio questo, evitando però il linguaggio tecnico della profumeria. Non volevo elencare delle note, volevo farle vivere dentro le scene.
Lucia, per esempio, non sente semplicemente il tabacco. Dopo anni di lavoro, quell’odore è diventato una presenza: resta sul cappotto, sui vestiti, e la accompagna fino a casa, come una traccia discreta della Manifattura.
È così che vorrei che il lettore “sentisse” gli odori: attraverso i gesti, gli oggetti, le abitudini, le persone. Non dicendogli soltanto “questo profuma di tabacco”, ma facendogli percepire dove quell’odore si posa e che cosa porta con sé.
Se scrivo “tabacco”, il lettore riconosce un odore. Ma quando quell’odore resta sul cappotto di Lucia e la segue fino a casa, comincia a raccontare molto di più: il lavoro, le abitudini, una parte della sua vita.
Ed è lì, secondo me, che la parola riesce quasi a diventare profumo.
La fragranza è finalista agli Art and Olfaction Awards 2025 nella categoria Independent. La profumeria “indipendente” è un posizionamento di nicchia che sfida le regole del consumismo di massa, intercetta il valore del luogo, trasforma la consulenza del profumiere in relazione. Qual è la chiave per difendere questo segmento di mercato ?
Credo che la profumeria indipendente debba difendere prima di tutto la propria identità.
La sua forza sta proprio nel fatto che non nasce per inseguire necessariamente un gusto dominante. Può partire da un luogo, da una memoria, da un’idea molto precisa e permettersi anche di essere meno immediata, più personale.
Poi c’è il rapporto con chi sceglie il profumo. Nella profumeria artistica non dovrebbe esserci soltanto una vendita: c’è racconto, ascolto, tempo. Un profumo si prova sulla pelle, si lascia evolvere, si scopre poco alla volta.
Per noi il legame con Napoli è fondamentale, ma non come elemento decorativo. È una materia viva da cui nascono storie e suggestioni. Ex Manifattura Tabacchi ne è un esempio molto chiaro.
Essere arrivati tra i finalisti degli Art and Olfaction Awards 2025, a Los Angeles, nella categoria Independent, ci ha dato una conferma importante: una storia molto legata a un territorio può riuscire a parlare anche molto lontano da quel territorio.
Credo quindi che la vera sfida sia far capire la differenza. Non si tratta semplicemente di scegliere un profumo più esclusivo, ma di entrare in un modo diverso di vivere il profumo: più consapevole, più personale, più legato alla ricerca e alla relazione.
