Niente Netflix alla 81esima Mostra del Cinema di Venezia, ma nella sezione Fuori Concorso – Series sono passati diversi titoli, molti dei quali acclamati da pubblico e critica, tra cui Disclaimer di Alfonso Cuarón, che già aveva trionfato in Laguna con Roma. Il regista cinque volte premio Oscar ha scritto, diretto e prodotto questa serie in 7 episodi, che debutta su Apple TV+ l’11 ottobre. Tratto dal romanzo di Renée Knight, Disclaimer – La vita perfetta, la serie è stata co-prodotta da Esperanto Filmoj e Anonymous Content.
Alfonso Cuarón e la serialità
Affascinato dal romanzo del 2015 di Renée Knight, Alfonso Cuarón ha quasi subito abbandonato l’idea di un adattamento cinematografico per abbracciare il formato della serialità, già scelto da grandi autori come David Lynch (Twin Peaks), Rainer Werner Fassbinder (Berlin Alexanderplatz), Krzysztof Kieślowski (Decalogo) e Marco Bellocchio (Esterno Notte). Il cineasta messicano orchestra sapientemente due piani temporali, tre linee narrative e personaggi con punti di vista divergenti per dimostrare quanto possa essere ardua e dolorosa la ricerca della verità.
Ricordi e ricostruzioni: la trama di Disclaimer
La serie parte a Londra nel presente, mostrando la protagonista Catherine Ravenscroft (Cate Blanchett) subito in difficoltà, nonostante l’apparenza felice. Catherine è una famosa giornalista documentarista. Ha appena ottenuto l’ennesimo premio della sua carriera, quando riceve il romanzo The Perfect Stranger, che si apre con il ribaltamento del classico Disclaimer (da cui il titolo della serie): “riferimenti a fatti e persone realmente esistite non è puramente casuale”. La pubblicazione rivela, infatti, un segreto scottante appartenente al suo passato e tenuto ben nascosto a quanti la circondano. Le rivelazioni contenute in The Perfect Stranger rischiano di minare le cose più importanti della sua vita: la reputazione, fondamentale nella sua professione, e la famiglia, formata dal benestante marito Robert (Sacha Baron Cohen) e dal problematico figlio Nicholas (Kodi Smit-McPhee), che non ha un rapporto sereno con la madre.
Anche a Robert viene spedita una copia del manoscritto, oltre ad alcune foto compromettenti che mettono una giovane Catherine (una splendida Leila George) in pericolosa relazione con Jonathan (Louis Partridge), ragazzo inglese conosciuto durate una vacanza in Italia all’inizio del Duemila. La seconda linea narrativa riguarda proprio Jonathan e, in particolare, i suoi genitori: Stephen Brigstocke (Kevin Kline), professore ormai in pensione, e la moglie Nancy (Lesley Manville), da poco scomparsa a causa di un tumore. La terza grande linea narrativa si svolge nel passato, nei momenti in cui in Versilia, a Forte dei marmi, si dipana l’incontro chiave tra Catherine e Jonathan. Non rivelerò oltre, perché il disvelamento della narrazione è parte integrante del piacere di guardare la serie.

Disclaimer e la potenza della verità
Con Disclaimer Cuarón costruisce un thriller psicologico ad alta temperatura emotiva e dalla struttura narrativa articolata. Presente e passato si intrecciano alternando le diverse prospettive dei protagonisti, prospettive non del tutto affidabili perché distorte da preconcetti e sentimenti non facilmente controllabili. Questi divergenti punti di vista sono rappresentati dal regista di Gravity tramite un permeante uso del voice-over (la principale voce narrante in originale è dell’attrice Indira Varma) e scelte tecniche e visive che aderiscono nello specifico a ogni personaggio per svelarne complessità e fragilità. Attraverso le bugie che i protagonisti raccontano a sé stessi, la serie offre una riflessione sull’ambiguità della verità, sulle difficoltà a distinguerla dalla finzione, ancor di più nel nostro contemporaneo dominato dai social media e dal proliferare delle fake news. Disclaimer evidenzia anche come le convinzioni personali possano influenzare la percezione della realtà, con conseguenze devastanti.
Emblematico è l’invito lanciato dal regista all’inizio della serie: “Attenzione alla narrazione e alla forma. Il loro potere può avvicinarci alla verità ma, a causa delle nostre convinzioni profonde e dei giudizi che esprimiamo, possono anche essere un’arma con un grande potere di manipolazione. Signore e signori, siate consapevoli”.

Ogni dimensione tecnico-artista è eccellente, dalla musica di Finneas O’Connell alla doppia direzione della fotografia, affidata a Emmanuel Lubezki (storico collaboratore di Cuarón, Inarritu e Terrence Malick) e a Bruno Delbonnel (Il favoloso mondo di Amélie, L’ora più buia, Big Eyes, A proposito di Davis). Di grande livello è tutto il cast, dove fa piacere ritrovare Kevin Kline, autore di una performance sorprendente. Nonostante l’elevata qualità del prodotto, che ha meritato il palcoscenico veneziano e meriterebbe la distribuzione in sala, il finale non convince del tutto. Ma la tensione e il ritmo non cedono mai nell’arco delle sette ore di durata della serie, che va assaporata dal primo all’ultimo episodio. È un’esperienza immersiva nelle debolezze e nelle emozioni umane.




