Saudade, per favore vai via

Il Brasile è il più grande paese del continente sudamericano, il terzo in America e tra i più grandi del mondo con una popolazione di duecentoventi milioni di abitanti che parlano portoghese e vivono quasi tutti lungo la costa. È il polmone verde per eccellenza con la foresta amazzonica che ricopre una vasta area del territorio brasiliano. È un paese immenso con una società multietnica dovuta alle immigrazioni europee, che ha abolito la schiavitù solo alla fine del milleottocento.

Vai Vai Saudade - Cristiano Raimondi

Tra i grandi protagonisti delle avanguardie culturali mescolando attualità e osservazione delle culture ancestrali, è il più giovane.
Eppure se pensiamo al Brasile abbiamo una visione alle volte piccola, semplice. Come se fossimo abituati alla sua presenza. Sta lì, non si muove. È una costante nella nostra visione europea, Il Carnevale, Caetano Veloso e il Tropicalismo, Ayrton Senna e il suo tragico incidente, l’allenatore nel pallone e Socrates, la samba come danza popolare tradizione. È un immaginario collettivo ridotto se pensiamo alla vastità del territorio e delle culture che sono passate e si sono mischiate tra loro dando vita a un mondo che non si ferma capace di fare del multiculturalismo un valore aggiunto, fondere più linguaggi per sfidare la visione eurocentrica che si ha del Brasile, un paese che ha esportato la lotta per i diritti delle popolazioni autoctone. Baluardo di valori umanistici e democratici.


Nell’anno in cui questo grande paese è protagonista di eventi internazionali legati al mondo dell’arte contemporanea, Napoli e il Madre mettono in risalto la recente produzione culturale di una nazione che come la città partenopea è stratificata e racchiude in sé diverse anime culturali. Come ricorda Eva Fabbris, la direttrice del museo d’arte Donnaregina è la somma delle singole parti che contiene, più una epsilon di differenza data dalla coesistenza dei linguaggi differenti che la abitano.
Ecco perché la mostra Vai, Vai Saudade a cura di Cristiano Raimondi, al Madre ha bisogno di spazio e tempo per raccontarci una storia che contiene mille storie, una collettiva sull’arte brasiliana dal secondo dopoguerra ad oggi, un racconto contemporaneo che parte dagli antenati per arrivare a giovedì quattro luglio. Tre mesi per presentare una terra fertile di idee e rivoluzioni artistiche, un percorso magico, poetico, spirituale, qualche volta crudo e reale che fa emergere tutte le contraddizioni e diversità di forme e linguaggi che si sono sviluppate in un territorio complesso.

Tre mesi, l’ultima sala del piano terra e tutto il secondo piano del Madre per farci conoscere cinquantadue artisti e più di centocinquanta opere per diversi movimenti e generazioni. Artisti che come precisa Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina vengono tutti da grandi collezioni museali, gallerie europee e brasiliane.


Il curatore dell’esposizione internazionale,  Cristiano Raimondi,  ha accompagnato, insieme all’artista presente in mostra  Lidia Lisboa, giornalisti e addetti ai lavori per una presentazione ricca di aneddoti e situazioni particolari, raccontando ogni singola sala e descrivendo gli artisti e le loro opere.


Vai, vai, Saudade prende il nome da una samba composta da Heitor dos Prazeres , originario di Rio de Janeiro, un artista che fu tra i primi a subire la censura della dittatura militare nel 1964.

Un progetto di mostra che racchiude diverse mostre connesse tra loro ma libere di essere visitate singolarmente. Esposizioni autonome che raccontano diverse sfaccettature culturali del Brasile. Tematiche spirituali, concettuali, formali. Visioni politiche e geografiche diverse che messe insieme vanno a formare una lettura più completa di un paese tra i più interessanti sulla faccia della Terra.

Come se fossero più capitoli di uno stesso libro, più racconti di uno stesso autore, appunti di viaggio raccolti in un unico volume. Così sono le stanze del secondo piano del Madre, pavimenti colorati che ricordano momenti particolari, come il pavimento della prima stanza, di plastica verde che rimanda allo sfruttamento delle popolazioni indigene e alla distruzione della foresta pluviale. Una mostra organizzata per associazioni, a volte inattese, e dialoghi tra artisti. Narrazioni e fazioni opposte, racconti di bianchi latifondisti e cattivi neri diventati liberi, grandi società capitalistiche che sfruttano le risorse del territorio diventando a volte anche violente e assassine. Miti, antenati spiriti e spiritelli si contrappongono ai movimenti concreti e a forme geometriche.

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Uno, cento, mille stanze a formare un unico grande affresco del Brasile, diverso da quell’immaginario collettivo a cui siamo abituati.
Saudade, portami via.

Vai, vai, Saudade
a cura di Cristiano Raimondi
04.07 — 30.09.2024

Artisti partecipanti:
Jhony Aguiar (Marabá, PA, 2001), Maxwell Alexandre (Rio de Janeiro, RJ, 1990), Sidney Amaral (San Paolo, SP, 1973 – 2017), Antonio Henrique Amaral (San Paolo, SP, 1973 – 2017), Bajado (Maraial, PE, 1912 – Olinda, PE, 1996), Hércules Barsotti (San Paolo, SP, 1914 – 2010), Conceição dos Bugres (Provinho de Santiago, RS, 1914 – Campo Grande, MS, 1984), Amilcar de Castro (Paraisópolis, SP, 1920 – Belo Horizonte, MG, 2002), Willys de Castro (Uberlândia, MG, 1926 – San Paolo, SP, 1988), Alex Červený (San Paolo, SP, 1963), Lygia Clark (Belo Horizonte, MG, 1920 – Rio de Janeiro, RJ, 1988), Antonio Dias (Campina Grande, PB, 1944 – Rio de Janeiro, RJ, 2018), Juraci Dórea (Feira De Santana, BA, 1944), Jaider Esbell (Normandia, Roraima, 1979 – San Paolo, SP, 2021), Hermelindo Fiaminghi (San Paolo, SP, 1920 – 2004), Davi de Jesus do Nascimento (Pirapora, MG, 1997), Eleonore Koch (Berlino, Germania, 1926 – San Paolo, SP, 2018), Lucia Koch (Porto Alegre, RS, 1966), Advânio Lessa (Lavras Novas, MG, 1981), Laura Lima (Governador Valadares, MG, 1971), Lidia Lisbôa (Guaíra, SP, 1970), Renata Lucas (Ribeirão Preto, SP, 1971), Ivens Machado (Florianópolis, SC, 1942 – Rio de Janeiro, RJ, 2015), Matheus Marques Abu (Rio de Janeiro, RJ, 1997), Maria Martins (Campanha, MG, 1894 – Rio de Janeiro, RJ, 1973), Arjan Martins (Rio de Janeiro, RJ, 1960), Ana Mazzei (San Paolo, SP, 1979), Cildo Meireles (Rio de Janeiro, RJ, 1948), Hélio Melo (Vila Antimari, Boca do Acre, 1926 – Goiânia, GO, 2001), Tomie Ohtake (Kyoto, Giappone, 1913 – San Paolo, SP, 2015), Hélio Oiticica (Rio de Janeiro, RJ, 1937 – 1980), Opavivará! (Collettivo artistico fondato in Brasile nel 2005), José Pancetti (Campinas, SP, 1902 – Rio de Janeiro, RJ, 1958), Lygia Pape (Nova Friburgo, RJ, 1927 – Rio de Janeiro, RJ, 2004), Ana Prata (Sete Lagoas, MG, 1980), Heitor dos Prazeres (Rio de Janeiro, RJ, 1898 – 1966), Matheus Rocha Pitta (Tiradentes, MG, 1980), Gilvan Samico (Recife, PE, 1928 – 2013), Miguel dos Santos (Caruaru, PE, 1944), Agnaldo dos Santos (Ilha de Itaparica, BA, 1926 – Salvador, BA, 1962), Mira Schendel (Zurigo, Svizzera, 1919 – San Paolo, SP, 1988), José Antônio da Silva (Sales Oliveira, SP, 1909 – San Paolo, SP, 1996), Francisco (Chico) da Silva (Alto Tejo, AC, 1910 – Fortaleza, CE, 1985), Miriam Inez da Silva (Trindade, RJ, 1937 – Rio de Janeiro, RJ, 1996), Ariano Suassuna (João Pessoa, PB, 1927 – Recife, PE, 2014), Tunga (Palmares, PE, 1952 – Rio de Janeiro, RJ, 2016), Rubem Valentim (Salvador, BA, 1922 – San Paolo, SP, 1991), Adriana Varejão (Rio de Janeiro, RJ, 1964), Alfredo Volpi (Lucca, Italia, 1896 – San Paolo, SP, 1988), Liuba Wolf (Sofia, Bulgaria, 1923 – San Paolo, SP, 2005), Niobe Xandó (Campos Novos Paulista, SP, 1915 – 2010), Yuli Yamagata (San Paolo, SP, 1989).

Museo Madre

Via Settembrini 79, 80139 Napoli
Orari di apertura
Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì e Sabato – dalle ore 10.00 alle ore 19.30
Domenica – dalle ore 10.00 alle ore 20.00
Martedì – Giorno di chiusura settimanale
La biglietteria chiude un’ora prima della chiusura
Contatti: 081.19528498 – info@madrenapoli.it