Oscar 2026: l’Italia punta su Familia di Francesco Contestabile

 

Familia è il film italiano scelto per concorrere agli Oscar 2026.

Il 16 dicembre l’Academy selezionerà una shortlist di 15 titoli internazionali tra le proposte dei vari Paesi: solo da lì emergeranno le cinque nomination ufficiali, che saranno annunciate il 22 gennaio. Non è ancora certo che Familia approderà a Los Angeles, ma già la sua selezione come rappresentante dell’Italia è motivo di orgoglio e un segnale importante, non solo per i temi trattati ma anche perché lo scorso anno il candidato italiano Vermiglio fu escluso proprio in questa fase di selezione preliminare.
Quest’anno l’Italia ci riprova e torna a giocarsi le sue carte con un’opera intensa e dolorosa, che non cerca facili consensi ma punta dritto al cuore, senza edulcorare le realtà periferiche da cui nasce. Ed è forse proprio in questa radicalità che il film trova la sua forza: trasformare la ferita in racconto universale e provare, finalmente, a riportare il nostro cinema tra i protagonisti agli Oscar.

L’opera seconda di Francesco Costabile, tratta dal romanzo autobiografico Non sarà sempre così di Luigi Celeste, nasce da un’urgenza più che da un progetto: dare forma cinematografica a una ferita privata trasformandola in memoria condivisa. La violenza domestica non è raccontata come episodio isolato, ma come trauma che attraversa generazioni, erodendo lentamente l’idea stessa di appartenenza. Temi purtroppo ancora attualissimi — violenza domestica, silenzi familiari, trasmissione dell’odio — che rendono il film non solo un racconto personale, ma anche uno specchio necessario del presente.

Dentro questo solco si muove la storia di Luigi (interpretato magistralmente da Francesco Gheghi) e della sua famiglia: la madre Licia (Barbara Ronchi), il fratello Alessandro (Enrico Borello) e il padre Franco (Francesco Di Leva), incapace di scomparire dalle loro vite nonostante le ripetute denunce e allontanamenti. In questo contesto fragile Luigi cresce oscillando tra rabbia e bisogno di fuga, cercando identità in amicizie sbagliate, in eccessi adolescenziali, fino ad avvicinarsi a gruppi di estrema destra. La sua non è una scelta ideologica, ma il riflesso di un dolore represso che cerca appartenenza: un corpo che tenta di sottrarsi a un’eredità pesante che rischia di trasformarsi in una condanna a vita.

La forza del film risiede nel suo equilibrio estremo tra documento e melodramma: un cinema che respira nei silenzi, nelle urla trattenute, negli sguardi che bucano lo schermo, esibendo al tempo stesso paura e amore. Non ci sono eroi né soluzioni catartiche. La verità emerge nella resistenza, e resistere qui significa non soccombere alla paura. Il cast regge la trama narrativa con intensità estrema, restituendo una verità cruda senza scemare nella caricatura.

La regia sceglie un linguaggio sobrio ma incisivo: interni cupi che amplificano la claustrofobia e il soffocamento emotivo, in contrasto con le luci naturali filtrate dell’esterno, quasi a suggerire la distanza tra apparenza e realtà. Alcuni passaggi rallentano la narrazione e il simbolismo (l’amore come prigione, i figli contro il padre) sfiora talvolta la prevedibilità, ma restano limiti marginali che non intaccano la potenza della pellicola. Familia non edulcora, obbliga lo spettatore a sostenere lo sguardo fino in fondo, chiudendosi in un finale amaro che lascia un senso di inquietudine.

E alla fine la domanda rimane sospesa: davvero si può spezzare il ciclo della violenza, o l’eredità familiare è un fardello impossibile da deporre?

Regia:Francesco Contestabile
Produzione:Tramp, Indigo Film, O’ Groove
Durata:2h 
Anno2024
Interpreti principali:Francesco Gheghi, Francesco Di Leva, Barbara Ronchi
Sceneggiatura:Luigi Celeste, Francesco Contestabile, Vittorio Moroni
Fotografia:Giuseppe Maio
Colonna Sonora:Valerio Vigliar