Nistagmo. Aniello Barone tra sale e infinito

Nistagmo è la personale di Aniello Barone a cura di Antonello Scotti, che apre i battenti sabato 30 novembre alla Saaci Gallery (Saviano, Napoli).

In mostra un’installazione site specific costituita da due video che, in una camera artificiale, dialogano l’uno opposto all’altro ed alcuni lavori fotografici. I video sono stati ripresi con uno smartphone nelle miniere di salgemma di Racalmuto, in provincia di Agrigento, che l’artista ha studiato ed esplorato nel corso di un soggiorno in Sicilia, e mettono in relazione i diversi aspetti di un progetto per nulla semplice.

La struttura visiva dell’esposizione, infatti si mantiene in equilibrio tra passato e presente, lungo un infinito che è profondità e ripetizione, divenire e immobilità, natura e artificialità estrema.

Il tempo di Nistagmo: il sale e Leonardo Sciascia

La miniera di Racalmuto in cui sono state riprese le immagini è la testimonianza attuale di una storia geologica risalente a 6 milioni di anni fa, quando in quell’area cominciò a formarsi una vasta laguna salmastra, isolata dal Mediterraneo grazie alle catene montuose siciliane.

I sali contenuti nell’acqua del mare cominciarono quindi a sedimentare, creando di fatto quello che è oggi (insieme a Realmonte e Petralia) il terzo giacimento di salgemma ancora attivo in tutto il mondo, con una profondità di 100 metri.

Racalmuto è, inoltre, il paese natale di Leonardo Sciascia, che vi ambientò – sia pure utilizzando un toponimo fittizio – quello che riteneva essere il suo vero primo libro, Le parrocchie di Regalpetra, pubblicato da Laterza nel 1956.

A trent’anni dalla sua morte, Sciascia – insieme a tale volume – rappresenta un punto di riferimento per la mostra di Aniello Barone. Il suo stesso titolo, Nistagmo, fa riferimento al disturbo che lo scrittore indica come frequente nei salinari e che consiste in «una serie di oscillazioni ritmiche dei bulbi oculari»; quello dei salinari «orizzontale, di tipo prevalente dinamico»: è come quando si guasta qualcosa nel meccanismo delle bambole che aprono e chiudono gli occhi …». Nelle immagini del progetto, il nistagmo diventa un sintomo della dimensione alienante costruita dalla civiltà meccanicistica e consumistica: l’occhio non trova più un punto fermo sullo schermo del mondo.

All’interno delle opere in mostra, Aniello Barone lo traspone nelle immagini di un « …ambiente artificiale, creato dall’uomo, ostile, che mette a repentaglio la stessa vita di chi ha costruito, questo paesaggio. Quindi, un luogo, l’orizzonte, sempre in movimento ma sempre “uguale” a sé stesso: visione, cultura ingabbiata come la nostra costruzione della realtà. Paesaggio fatto di certezze ma anche di angosce, se ti fermi. Allora è meglio non fermarsi, il rumore, il tic tac della macchina, distraggono ma nello stesso tempo mettono sicurezza, come il battito del cuore di una madre, che nell’ascoltarlo, il figlio, si addormenta, si tranquillizza, si anestetizza ».

Il risultato è un’esperienza in cui il visitatore si immerge completamente, un dialogo tra immagini in movimento all’interno di una “camera bianca”, che riprende il colore delle enormi pareti di sale, ma che trova una eco anche in quello asettico dei laboratori, mentre il ritmo dell’opera invita a rivolgere lo sguardo ora in un punto ora in un altro dello schermo percettivo.

L’artista

Aniello Barone è un docente di fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Sociologo e criminologo, da sempre attento alle tematiche ambientaliste, si pone in relazione con il mondo esterno con il rigore del ricercatore e la curiosità dell’umanista.

Il lavoro svolto per Nistagmo è esemplificativo del suo metodo di ricerca e della sua capacità di dare un corpo unico a questioni complesse: il sale porta con sé una storia di milioni di anni, per giungere, dopo essere stato moneta, ricchezza, merce di scambio e tanto altro – nella dimensione quotidiana di ciascuno di noi, con gesti banali come, per esempio, salare l’acqua della pasta.

In un mondo in subbuglio, tra cambiamenti climatici e rivolgimenti politici, il sale porta con sé quindi un enorme bagaglio simbolico, che diventa umano e sociale attraverso la descrizione che Sciascia fa della vita dei salinari, quasi dei paria all’interno delle classi lavoratici isolane, al di sotto persino degli zolfatari, con il loro pasti fatti di «pane e cipolla cruda o pane e sarda salata», la loro vecchiaia che è tutta «dolore di ossa» e l’involontaria incarnazione di quella che Antonello Scotti nel testo introduttivo della mostra indica come «una Sicilia vessata e dannata da quei galantuomini, malfattori e detrattori. Sicilia, faro da sempre di cultura nel Mediterraneo e nel mondo restando un luogo-non luogo dove, sia il tempo che lo spazio, sono in un continuo divenire fermo».

Tutto questo confluisce in Nistagmo insieme all’immaginario, alla perizia tecnica, alla sensibilità ed alla ricerca del fotografo, diventando opera d’arte

Nistagmo
Opere di Aniello Barone
A cura di Antonello Scotti
Saaci Gallery
Via Padre Girolamo M. Russo
Saviano, Napoli
info@saacigallery.it – 3388666375
www.saacigallery.com