Maria Manna: Infanti oltre la memoria!

Antonio Conte è uno degli artisti nodali della scena Indy Napoletana, la sua casa galleria, Piccola galleria resistente, è un hub aggregativo di situazioni, eventi e processualità creative.

Storie di bambini qualunque – reenactment è l’evento mostra personale di Maria Manna, artista che ha attraversato le principali suggestioni e movimenti della mia generazione, eravamo artisti giovani negli anni Novanta, ora siamo artisti maturi che rappresentano e focalizzano la propria storia attraverso i tracciati della propria memoria.

I lavori in mostra sono frutto dei suoi ultimi cinque anni di ricerca, ricerca fatta di nodi da sciogliere che sono su tela e che si potranno e dovranno sciogliere, determinando lavori mutevoli e mutanti che abbattono i confini tra arti maggiori, i suoi quadri sono anche sculture, con innesti di bambole, fili, cuciture, mani, tutto pazientemente realizzato con tempi e modi che ci riportano alla figura dell’artista artigiana, maga e sciamana, pensare a Maria Manna come molto vicina all’esperienza di Louise Borguoise è un passaggio anche automatico, visto come sia complicato essere donna e artista, in una scena culturale e sociale come quella Napoletana, lo si voglia o meno, fortemente fallocratica, e dove l’emancipazione dell’essere donna pare passare per la sua mascolinizzazione o il suo essere oggetto (come cantano i trapper contemporanei “la mia bitch”).

I lavori sono frutto di storie e suggestioni di bambini, sono storie e memorie narrate, raccontate, vissute e rilette, stratificate tra colori sovrapposti, accompagnate da stoffe cucite anche esse portatrici di storie e memorie donate e regalate, in altre parole un grande percorso di connettività e collettività che ci riporta fuori dal tempo presente, riconsegnandoci l’eterno presente dell’infante che vive in noi e che aspetta di tornare a vivere dopo di noi, con una nuova esperienza di vita conservata nella memoria.

Maria Manna Storie di bambini qualunque - reenactment

Interessante e intrigante il codice linguistico simbolico, ideogrammatico e pittogrammatico:

narra storie che l’artista conserva e preserva nella memoria, ulteriore filo narrativo da sciogliere, tra i tanti nodi, ha anche un embrione originario, facente capo a una mostra voluta fortemente dal compianto Gennaro Cilento, dallo storico gallerista Salvatore Serio.

Maria Manna Storie di bambini qualunque - reenactment

Sono tanti i nodi irrisolti (anche della memoria) della generazione d’artisti che ha attraversato un millennio e che era considerata giovane negli anni Novanta, diventando subito vecchia nel nuovo millennio: impossibilitata a collocarsi significativamente nello scenario culturale di una città su cui i privati investivano frammentando, dividendo, scindendo e impossibilitando, nel nome di microaree tematiche e d’internazionalizzazione dialettica con l’altrove, qualsiasi analisi ragionata su protagonisti di un tempo e di una storia invecchiata senza memoria,  memoria impossibilitata a invecchiare, con tanti nodi da sciogliere, in questo il lavoro di Maria Manna, ha qualcosa di magico ed esoterico, in grado di sintetizzare alchemicamente gli irrisolti e l’impossibilità di maturare di un’intera generazione e della sua storia che pare volerla permanentemente inadeguata, per questo è un lavoro e una ricerca da preservare, divulgare, proteggere e custodire, per questo spazi come Piccola Galleria Resistente meriterebbero ben più di un encomio pubblico e istituzionale.

Uno dei lavori più recenti di Maria Manna è L’abbraccio, quella rassicurazione, che è mancata a un’intera generazione d’artisti, che esiste e resiste nell’autodeterminare la propria storia: questo nel nome della consapevolezza del rischio d’impresa di trascinare la memoria di ciò che si è stati oltre il millennio passato, so che ci riusciremo, senza l’aiuto di nessuno, lo sento!