Le metamorfosi di Marianna Iozzino

Marzo è pazzo perché non capiamo e non lo capiamo perché cambia in continuazione, muta la sua stessa natura, gocce di rugiada si alternano a gocce di sudore, dove un attimo prima c’era il sole c’è poi la pioggia.
Marzo non è pazzo, marzo è imprevedibile come solo certi libri sanno esserlo, come solo gli artisti possono esserlo. Marzo è pazzo e noi possiamo solo ammirarlo, come certi manoscritti dell’undicesimo secolo,
come certi quadri di grandi dimensioni di Marianna Iozzino.

Guardare senza capire, lasciare la ragione a casa, come l’ombrello, come il cappello e andare, entrare in mondi vicini e lontani, nel tempo e nello spazio, tornare in Grecia, quella classica fatta di muse e dei, uomini e ninfe,tornare indietro, entrare in una biblioteca, magari nazionale, magari partenopea, come ha fatto Marianna quando è arrivata a Napoli.

Ma lei è un’artista, e gli artisti sono come marzo, pazzi e visionari. Mutano, cambiano, si trasformano restando sempre se stessi, come certi mesi che non capiamo, come certi libri che non leggiamo.
Trovano la meraviglia dove qualcuno vede solo pagine ingiallite dal tempo e così nella Biblioteca Nazionale di Napoli scopre questo manoscritto raro e inizia a costruire castelli di carta, la stessa che userà per le sue opere esposte sempre nella Biblioteca dal 14 marzo al 16 aprile.


Trova una casa, quasi per caso, al Giardino Liberato di Materdei dove allestisce uno studio e un laboratorio sull’affresco, scopre persone e personaggi di Napoli, unisce puntini e situazioni, gira per la città, tesse relazioni e soprattutto disegna, porta con sé taccuini e matite colorate, acquerelli e carboncini, una penna, il ricordo di questo libro trovato, le metamorfosi di Ovidio.

L’ispirazione mi prende e mi induce a cantare le trasformazioni dei corpi in altri del tutto diversi” e Marianna Iozzino trasforma uomini e donne, conosciute in una residenza durata due mesi, in figure antropomorfe che sembrano uscite dall’inferno di Dante, creature a tratti mostruose, animali che ricordano uomini e uomini a quattro zampe, una coda e una criniera. Draghi, cavalli e maiali.

Regine di cuori, come Alice nel paese delle meraviglie, come conigli che gridano è tardi è tardi e saltano da una pagina all’altra, come la Storia Infinita, un libro nel libro, leggere la propria storia nella storia, la più grande e meravigliosa di sempre, come quella di Ovidio che racchiude altre storie ancora, come le bambole matrioska russe, come certe strofe e ritornelli e rime baciate, come le figure dipinte da Marianna e sparse, smarrite tra i libri della Biblioteca, esseri buffi, disperati, bistrattati.

C’era una volta un re che disse alla sua serva raccontami una storia e la serva incominciò: c’era una volta un re che disse alla sua serva. Quella serva era Mary Poppins e come nel film Marianna Iozzino disegna creature che escono dalla bidimensionalità del foglio per mischiarsi tra noi. Siamo quei personaggi, siamo cambiati. Siamo Dafne trasformata in alloro, siamo alghe diventate corallo.Siamo spettatori che guardano la propria natura mutata dalla presenza dell’artista come ci racconta Silvana, attivista del Giardino Liberato.


La Biblioteca Nazionale di Napoli per un mese diventa la terza casa per l’artista dopo il Giardino e dopo Varese, tutto si mischia nella vita come nell’arte, nelle teche della sala Bibliografia vengono esposti gli esseri mitici di Marianna Iozzino, figure dipinte a olio, quasi schizzate con tratti nervosi e veloci a voler cogliere il nostro mutamento, cambiamenti e trasformazioni che Ovidio racconta a parole e Marianna invece con colori forti e accesi, con carboni violenti e tagli netti della carta che ha usato.

 

Il carosello delle ore, titolo della personale della artista di Varese nata però a Nocera, è un contenitore di storie, un racconto che Carlo Dati, altro attivista del Giardino,mostra in un video dove le mani di Marianna sfogliano uno dei tanti taccuini esposti.

 

Marianna Iozzino

 

Da queste piccole pagine grandi figure escono fuori, acidi verdi e pallidi rosa disegnano corpi che vomitano bile. Getti di creatività e sangue che vanno a comporre poi la grande tela presente in sala.
Prima che esistessero il mare, la terra e il cielo che tutto ricopre, l’universo aveva un unico, indistinto aspetto che fu chiamato Caos” e da questa massa informe e inarticolata nasce quest’opera.

 

Un lavoro enorme per quantità di colore e figure e linee che si intersecano a formare personaggi danzanti. Un cavallo, ma forse sarebbe più giusto parlare di una creatura che ricorda un cavallo, ci riporta al manoscritto da cui tutto è partito, una citazione, un omaggio. Pronti partenza e via, come a Monopoli, giriamo in tondo, così girano i nostri occhi che non trovano cardini e certezze a cui aggrapparsi perché l’opera  che per forza e intensità ricorda Murale di Pollock non dà sicurezze, nessuna linea prospettica a trovare un orizzonte.

 

 

Tutto si muove, così non capiamo e non lo capiamo perché cambia in continuazione, figure sbuffanti mutano e si alternano a sorrisi beffardi. Come marzo l’opera è pazza, è imprevedibile come solo certi libri sanno esserlo, come solo gli artisti possono esserlo, come solo certi manoscritti dell’undicesimo secolo, come solo questo quadro di grandi dimensioni di Marianna Iozzino.

 

 

 

Carosello delle ore
Personale di Marianna Iozzino
Sala Bibliografia
Biblioteca Nazionale di Napoli

14 marzo- 16 aprile
ingresso gratuito