
Nel panorama musicale contemporaneo, dominato dalla precisione clinica della produzione digitale, l’emergere di una band come Another Taste non rappresenta semplicemente un’alternativa sonora, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti. Questo “concept band” di Rotterdam 1 ha costruito la propria identità non su una narrazione lirica, ma sul processo stesso: un impegno profondo verso il suono tangibile, imperfetto e carico di anima della fine degli anni ’70 e ’80. La loro musica è una miscela meticolosamente realizzata di “boogie, funk anni ’70 e disco oscura” 4, nata dall’alchimia di un gruppo di “amici di lunga data” 1, la cui chimica organica è palpabile in ogni solco.

Il loro percorso inizia tra le mura dello studio del loro collaboratore e co-produttore, il rinomato Danilo Plessow (precedentemente noto come Motor City Drum Ensemble), un crogiolo in cui la loro visione sonora ha preso forma.1
Questa collaborazione si rivelerà fondamentale, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche filosofico. Il progetto Another Taste ridefinisce il termine “concept band”, spostando il “concetto” dalla narrazione al metodo. La loro intera opera è un manifesto su come la musica dovrebbe essere creata e valorizzata, un esperimento vivente nel far rivivere una metodologia perduta.
In un’epoca di infinite possibilità digitali, la scelta di abbracciare i limiti del nastro analogico solleva una domanda centrale: cosa rivela questa scelta sulla ricerca di autenticità nella musica moderna?

Un groove forgiato tra amici
Le fondamenta degli Another Taste poggiano su un legame che precede la musica stessa: l’amicizia. Il quartetto principale è composto da Bobby van Putten (tastiere), Bob Roche (basso), Barend Lippens (tastiere) e Teun van Zoggel (batteria).2 Il fatto che siano un “gruppo di amici di lunga data” 1 non è un dettaglio biografico secondario, ma l’elemento chiave che spiega la comunicazione intuitiva e la coesione ritmica che caratterizzano il loro sound. La loro formazione non è stata una mossa calcolata a tavolino dall’industria musicale, ma un’estensione organica di una passione condivisa.

Questo legame trasforma il concetto di “casa” da un luogo fisico a uno stato emotivo, specialmente per una band costantemente in tour. Come spiega il bassista Bob Roche: “Per noi, la sensazione di ‘casa’ è avere un posto dove puoi veramente sentirti con i piedi per terra. Casa è ovunque ti senta più a tuo agio, circondato da persone che ti apprezzano e che tu apprezzi a tua volta. In questo senso, non è legata a un luogo specifico. Quando siamo in tour, siamo sempre insieme come band, e dato che siamo anche amici stretti, possiamo sentirci rapidamente a casa ovunque siamo. La nostra amicizia è come una famiglia, e quel legame rende facile trovare un senso di casa ovunque andiamo.”
L’ambiente in cui il loro suono ha iniziato a germogliare è stato altrettanto significativo. Le “sessioni notturne” nello studio di Danilo Plessow hanno fornito un santuario creativo, lontano dalle pressioni commerciali e dalle aspettative del mercato.1
In questo contesto informale e sperimentale, la band ha potuto esplorare, sbagliare e infine trovare la propria voce. Ogni membro porta “il proprio sapore individuale alla tavolozza, ma è l’eclettismo collettivo a creare la magia” 6, sottolineando una natura creativa profondamente collaborativa, dove il tutto è decisamente maggiore della somma delle sue parti.

l vangelo del DIY: far rivivere lo spirito “private press”
Il cuore filosofico del progetto Another Taste risiede nella loro devozione all’ethos della “private press”. Per comprendere appieno la loro missione, è essenziale prima definire questo fenomeno culturale e poi analizzare come la band lo abbia meticolosamente adottato come principio guida.
La cultura dell’oscurità definita
La cultura “private press” si riferisce a edizioni in vinile autoprodotte e non commerciali, finanziate direttamente dagli artisti.7 Nati al di fuori dei circuiti delle grandi etichette, questi dischi erano spesso stampati in tirature estremamente limitate, a volte solo poche centinaia di copie, a causa di budget ristretti.7 Il risultato era una musica caratterizzata da “passione genuina e autenticità totale”, ma ostacolata da una distribuzione quasi inesistente.8 Senza il supporto di una promozione strutturata, la maggior parte di questi album rimaneva confinata alle scene locali dei loro creatori, diventando nel tempo oggetti di culto, “molto ricercati dai collezionisti di vinili” e dagli appassionati di musica oscura.8 Questa mitologia dell’oscurità e della sincerità artistica è il terreno fertile da cui gli Another Taste traggono ispirazione.

L’omaggio all’anonimato degli Another Taste
Il legame tra questo ethos e le azioni della band è esplicito e intenzionale. La loro ispirazione dichiarata è “l’oscurità e l’approccio fai-da-te della cultura delle stampe private degli anni ’70 e ’80”.1 Questa non è una semplice influenza stilistica, ma una strategia operativa che ha plasmato i loro primi passi. La prova più evidente è stata la decisione di pubblicare le loro prime canzoni sotto vari pseudonimi, come
Mad Honey, GALXTC e Jambonne.2
Questa scelta si rivelò una brillante strategia di marketing basata sull’anti-marketing. Emulava direttamente la natura frammentata e misteriosa della scoperta di un disco “private press”. Invece di lanciare un marchio unificato, hanno disseminato la loro musica come gemme nascoste, attendendo che venissero scoperte. Questo approccio ha attratto un pubblico di nicchia ma estremamente influente: DJ e intenditori come Gilles Peterson e Kenny Dope, i moderni “crate digger” che per primi hanno sostenuto le loro tracce.2 Di conseguenza, la band è diventata “virale prima ancora del primo vinile” 4, costruendo un seguito di culto tra coloro che erano più propensi ad apprezzare la loro filosofia. È stata una pre-qualificazione del loro pubblico, assicurando che, al momento del debutto ufficiale come “Another Taste”, avessero già una base di fan fedeli e consapevoli che comprendeva e condivideva la loro missione.

Radici, Vibrazioni e Connessione: la filosofia sonora della band
Il tema dell’Ariano Folk Festival 2025, “Radici Comuni”, risuona profondamente con la filosofia degli Another Taste, sebbene in un modo che trascende la geografia. Le loro radici non sono definite da un luogo, ma da un sentimento. Come spiega Bob Roche: “La musica che creiamo è il tipo di musica che amiamo ascoltare noi stessi, quella su cui ci piace ballare. Certo, non abbiamo inventato il genere, le sue radici sono in America, ma è quello che risuona più profondamente con noi. E quando la musica tocca le tue emozioni, puoi esprimerla in un modo molto speciale e personale. In questo senso, la nostra produzione proviene dalle nostre radici. È così che raccontiamo la nostra storia, e crediamo che questo la renda autentica.”

Questa autenticità si manifesta in un’urgenza narrativa che non si concentra su temi specifici, ma su un obiettivo più ampio: la connessione umana. La loro musica è un veicolo per la gioia collettiva. “La nostra musica rappresenta la connessione universale, non importa da dove vieni,” afferma Roche. “Facciamo musica per ballare e per permettere al pubblico di viverla insieme, come un’unica entità. Per noi, la connessione e la gioia sono al centro di tutto ciò che facciamo. Soprattutto in tempi come questi, quando c’è già così tanta polarizzazione, sentiamo che è importante creare momenti di unione e celebrazione.”
Questa missione si traduce in un approccio quasi fisico alla musica. Alla domanda su cosa gli venga in mente con la parola “musica”, Roche risponde semplicemente: “Vibrazioni. Il suono stesso è vibrazione, ma condividere la musica con gli altri è anche un modo per creare e scambiare vibrazioni.”
Cavi, nastro e feeling: la sacralità del processo analogico
L’impegno degli Another Taste verso un processo di registrazione interamente analogico è il fondamento della loro identità sonora. Il loro suono è nato da “esperimenti su nastro analogico” 4, guidato da un mantra semplice ma potente: “Niente computer, solo puro feeling”.6 Hanno attivamente “trovato il loro suono nella bellezza dell’imperfezione” 4, un concetto che si oppone radicalmente alla ricerca di perfezione impeccabile tipica della produzione digitale.
Registrare su nastro è un processo intrinsecamente “distruttivo”.12 Non esiste un pulsante “annulla”, il che costringe i musicisti a impegnarsi in ogni take e ad assicurarsi che “le loro parti siano eseguite alla perfezione”.12 Questo approccio esigente promuove una disciplina e una concentrazione che spesso si perdono nel mondo digitale. Evita il “circolo vizioso della registrazione digitale”, dove “troppe opzioni” portano a un “ritocco senza fine che lascia comunque il suono freddo e senza vita”.13
Il risultato sonoro di questa dedizione è un calore, una saturazione e un’autenticità che sono difficili da replicare digitalmente. Il processo stesso – catturare un gruppo di musicisti che suonano insieme in una stanza – è impresso nella registrazione finale. È questa “strumentazione dal vivo” che conferisce “autenticità al loro suono” 14, trasformando ogni traccia non solo in una canzone, ma in una fotografia sonora di un momento irripetibile.

Anatomia di un groove: l’album di debutto
L’album omonimo di debutto della band, pubblicato nel marzo 2024 su Space Grapes 11, è il culmine del loro percorso filosofico e sonoro. L’opera è stata descritta come un “fluido eclettico di boogie, funk e disco oscura” 5, che suona come un “album perduto del 1983” che i collezionisti di vinili considererebbero un “santo graal”.16
L’analisi della strumentazione rivela i pilastri del loro sound: la “presenza costante” del basso di Bob Roche, che fornisce il “groove pulsante” 14, e i “sintetizzatori abbaglianti” e gli arrangiamenti “caleidoscopici” di Barend Lippens e Bobby van Putten.16
L’album si snoda attraverso sei tracce che esplorano diverse sfumature del loro universo sonoro. “Turn Up”, il brano di apertura, è un “boogie funk contagioso”.14 “Anything You Want” è un incontro tra “boogie soulful e disco”, impreziosito dalla voce di Sarina Voorn che “scivola sul groove pulsante del basso”.14 L’album si chiude con “Perfect Night”, un “rilassato boogie funk carico di synth”.1

Dal concetto in studio alla potenza sul palco: l’esperienza dal vivo
L’evoluzione degli Another Taste da progetto incentrato sullo studio a formidabile atto dal vivo è la massima espressione della loro filosofia. È sul palco che il loro impegno per il “feeling dal vivo” analogico raggiunge la sua forma più completa e potente. Per le esibizioni dal vivo, il quartetto principale si espande, arricchendosi del talento di Sarina Voorn (voce solista), Diogo Carvalho (percussioni) e Florian Verhagen (chitarra).5 Questa formazione allargata trasforma il loro sound in una ricca e avvolgente esperienza funk e soul.
Un’attenzione particolare merita Sarina Voorn, la cui presenza eleva drasticamente il progetto. La sua biografia è quella di un’artista di caratura mondiale. Con oltre 25 anni di esperienza professionale 18, ha lavorato come corista per leggende come
Chaka Khan e Gino Vannelli.18 Nel 2019, ha fatto parte del team che ha portato alla vittoria la canzone “Arcade” di Duncan Laurence all’
Eurovision Song Contest.18 Ha inoltre partecipato alla prima edizione di
The Voice of Holland 19 e ha scritto il singolo “Anything You Want” per l’album di debutto della band.18 Il suo stile personale, una miscela di rock, funk e soul, si sposa perfettamente con l’estetica del gruppo.18
Il reclutamento di una vocalist del calibro di Sarina Voorn è una chiara dichiarazione di intenti. Non si tratta di una scelta casuale, ma di una mossa strategica che segnala come lo spettacolo dal vivo non sia un ripensamento, ma una produzione di altissimo livello. Questa decisione trasforma il progetto da una delizia per intenditori a un gruppo capace di dominare i palchi dei maggiori festival. La band ha già dimostrato la sua abilità esibendosi in eventi prestigiosi come il Worldwide Festival e il Kappa Futur Festival, e in locali leggendari come il Jazz Cafe di Londra, il New Morning di Parigi e il Tresor di Berlino.1

Gli Another Taste occupano una posizione unica nel panorama musicale odierno. Il loro progetto va oltre il semplice feticismo retrò; è un commento potente e attivo sul valore dell’artigianato, dell’imperfezione umana e della creatività collettiva in un mondo sempre più atomizzato e digitalizzato. Il loro successo nel creare musica che suona allo stesso tempo senza tempo e urgente li consacra come vitali portabandiera di una ricca eredità musicale. Dimostrano che la ricerca di un “feeling” autentico è un elemento permanente dell’esperienza artistica umana, un gusto che non passerà mai di moda.
Works cited
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- Another Taste – Music Mania Records – Ghent, accessed on August 27, 2025, https://www.musicmaniarecords.be/6328-another-taste/
- www.musicmaniarecords.be, accessed on September 6, 2025, https://www.musicmaniarecords.be/6328-another-taste/#:~:text=Another%20Taste%20is%20a%20Rotterdam,Teun%20van%20Zoggel%20(drums).
- Another Taste – SuperSonic-Jazz, accessed on August 27, 2025, https://www.supersonicjazz.nl/artist/another-taste
- Another Taste LP – space grapes – Phonica Records, accessed on September 6, 2025, https://www.phonicarecords.com/product/another-taste-another-taste-pre-order-space-grapes/193208
- Another Taste – Love Supreme Festival, accessed on September 6, 2025, https://lovesupremefestival.com/artist/another-taste/
- www.resistormag.com, accessed on September 6, 2025, https://www.resistormag.com/the-b-side/notable-private-press-albums/#:~:text=Private%20pressings%20are%20almost%20literally,%2C%20mastered%2C%20cut%20and%20pressed.
- Private Mind Garden – Numero Group, accessed on September 6, 2025, https://numerogroup.com/blogs/stories/numero-guide-to-private-press
- Any other private press fans out there? : r/vinyl – Reddit, accessed on September 6, 2025, https://www.reddit.com/r/vinyl/comments/13ifx35/any_other_private_press_fans_out_there/
- Another Taste | RANA-MUSICA RECORD STORE, accessed on September 6, 2025, https://ranamusica.info/products/another-taste-another-taste
- another taste – Rush Hour, accessed on August 27, 2025, https://www.rushhour.nl/record/vinyl/another-taste
- Resources on the analog recording process : r/audioengineering – Reddit, accessed on September 6, 2025, https://www.reddit.com/r/audioengineering/comments/ho3qln/resources_on_the_analog_recording_process/
- This is how a tape recording session is done – “My fear of recording on the analogue was proved in vain” – Astia-studio, accessed on September 6, 2025, https://astiastudio.fi/this-is-how-a-tape-recording-session-is-done-my-fear-of-recording-on-the-analogue-was-proved-in-vain/
- Another Taste – Another Taste [Space Grapes Records] – Basic Soul, accessed on September 6, 2025, https://www.basic-soul.co.uk/wp/2024/06/03/another-taste-another-taste-space-grapes-records/
- Another Taste – vinylunderground.co.uk, accessed on September 6, 2025, https://vinylunderground.co.uk/products/another-taste-another-taste
- Another Taste – Fred Records, accessed on September 6, 2025, https://fred-records.com/products/late-night-strut-copy
- Another Taste performing ‘Anything You Want’ feat. Sarina Voorn live at OT301 Amsterdam, accessed on September 6, 2025, https://www.youtube.com/watch?v=iMEdg76f0WY
- Sarina Voorn – Artist | Songwriter | Vocalist – Netherlands | SoundBetter, accessed on September 6, 2025, https://soundbetter.com/profiles/378151-sarina-voorn
- Sarina Voorn – Wikipedia, accessed on September 6, 2025, https://nl.wikipedia.org/wiki/Sarina_Voorn
- A Taste of Honey (band) – Wikipedia, accessed on September 6, 2025, https://en.wikipedia.org/wiki/A_Taste_of_Honey_(band)
- Another Taste – A Taste of Honey | Album – AllMusic, accessed on September 6, 2025, https://www.allmusic.com/album/another-taste-mw0001880510
Another Taste – band – Partyflock, accessed on September 6, 2025, https://partyflock.nl/artist/161936:Another-Taste