Fabio Donato 1969-2022. Sistematizzare l’archivio di una vita vissuta

Nel suggestivo spazio della galleria FrameArsArtes di Napoli, Fabio Donato ha presentato i primi tre volumi del suo ambizioso progetto editoriale, una rielaborazione in forma di libri del proprio archivio.

Questo incontro, tenutosi il 15 gennaio, è stato un momento cruciale durante l’ultima mostra dell’artista, la quale si concluderà il 17 gennaio. Il cuore di questo evento è stato il concetto di archivio e la personale visione dell’archivio fotografico di Fabio Donato, affrontato attraverso la lente della necessità di sistematizzazione, una riflessione profonda sulla sua carriera e sul problema universale dell’archivio di un autore.

Il concetto di archivio, specialmente quando associato a un archivio fotografico, assume un significato profondo e complesso. Esso non è soltanto un deposito di immagini statiche, ma piuttosto un riflesso della vita, delle idee e della creatività di un autore. L’archivio diventa un crocevia di tempo, un punto di incontro tra passato, presente e futuro, e nel caso dell’artista Fabio Donato, diventa il terreno fertile per una riflessione su come sistematizzare, lasciare un’eredità e creare un’opera tangibile e fruibile.

La necessità di sistematizzare l’archivio si presenta come un compito cruciale. In questo processo, l’artista non solo organizza le sue opere ma offre una guida a coloro che, in futuro, si occuperanno del suo prezioso patrimonio. Questo atto è più di una semplice archiviazione; è un tentativo di lasciare una traccia chiara per coloro che cercheranno di comprendere e interpretare l’opera di Donato.

La creazione di tre primi volumi tematici, quali “L’ospedale delle bambole,” “Desiderio di luce,” e “Carlo Starace,” rappresenta un passo significativo verso la sistematizzazione e la fruibilità dell’archivio. Ogni volume è una finestra tematica che offre una visione articolata e organica delle opere di Donato, permettendo ai futuri custodi dell’archivio di accedere e interpretare il suo lavoro in modo più agevole.

Un aspetto cruciale di questa riflessione è il concetto di lasciare un’eredità. Non si tratta solo di conservare materiale visivo, ma di creare un retaggio tangibile e significativo. La scelta di Fabio Donato di dedicare tempo ed energia alla creazione di un archivio tematico dimostra un impegno profondo verso la preservazione e la trasmissione della sua visione artistica.

La menzione di dare un riferimento a chi, in futuro, si occuperà dell’archivio, porta alla luce il concetto di curatela e storytelling. Donato non vuole solo che le sue opere siano conservate, ma vuole che siano interpretate, collocate in un contesto narrativo che ne valorizzi il significato e la portata. Il richiamo al primo a sistematizzare Duchamp e “Le boîte” indica la consapevolezza di Donato rispetto al ruolo fondamentale che l’archivio può svolgere nel contesto dell’arte contemporanea.

Dopo aver visionato attraverso la mostra antologica allestita da Frame una parte minima del “deposito “di Fabio Donato, la fusione tra archivio e wunderkammer diventa evidente. Questa fusione non solo rispecchia la varietà e la ricchezza delle opere, ma suggerisce anche la magia dell’inatteso che può emergere dall’esplorazione di un archivio.

Infine, il ritardo dell’Italia rispetto al Nord Europa nell’opera di archivio suggerisce un’opportunità di crescita e di rinnovamento. La consapevolezza di questo ritardo può spingere la comunità artistica italiana a concentrarsi maggiormente sull’importanza dell’archiviazione e della cura del patrimonio culturale, seguendo l’esempio di artisti come Fabio Donato che si dedicano a sistematizzare e preservare il loro lascito artistico. In conclusione, l’archivio di Fabio Donato non è solo un luogo di conservazione, ma un testimone vivido della sua vita e della sua dedizione all’arte, un contributo significativo alla comprensione e all’evoluzione dell’archivio fotografico nell’ambito artistico.

Fabio Donato 1969-2022

personale di Fabio Donato
a cura di Paola Pozzi

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