In un’epoca in cui i confini si fanno più marcati e i conflitti dividono il mondo, può la musica ancora unire? E può un festival in un piccolo centro dell’Irpinia diventare un faro di speranza e un “presidio culturale”?
La ventinovesima edizione dell’Ariano Folk Festival (AFF) ha risposto a queste domande con una chiarezza disarmante, confermando la sua filosofia di “multiculturalità, diversità, sostenibilità economica e umana” attraverso la musica come linguaggio universale.
José Ángel “Kilos” Gama all’ @arianofolkfestival el gruppo messicano Son Rompe Pera che impugna la bandiera palestinese, rappresenta al meglio lo spirito del festival: celebrare radici profonde e identità ibride.

Foto di Debora Zuccarello vincitrice contest fotografico #AFFezionati
Il programma di quest’anno è stato un viaggio sonoro dove ogni artista ha narrato una storia di radici rilette e di identità reinventate. È un’esplosione di “contaminazioni” intelligenti e audaci che hanno animato le serate del festival, dimostrando che le tradizioni non sono musei statici, ma organismi vivi, capaci di evolversi e assorbire nuove influenze.
Giovedì, l’apertura è stata affidata al brasiliano Rogê, che ha incantato il pubblico con un sound che fonde il samba e il funky con passaggi di chitarra sincopati e una voce morbida ma con sfumature aspre.
A seguire, il gruppo romano Veeble ha offerto un set coinvolgente, mescolando cumbia, afrobeat, hip hop, reggae e dub , creando una danza irresistibile tra ritmi tropicali e sonorità urbane. La loro performance è stata la perfetta incarnazione di come le radici possano essere trapiantate e fiorire in nuovi contesti sonori.

Il venerdì è stato il giorno della trasversalità: il “mattatore” siciliano Marco Castello ha conquistato tutti unendo cantautorato, funk, pop, bossa e sfumature jazzy , creando un ponte tra la tradizione melodica italiana e i ritmi più sofisticati della musica afroamericana.
La performance “visionaria e ironica” del bulgaro Ivo Dimchev ha catturato l’attenzione, con la sua voce che spazia agilmente dal registro baritonale al falsetto, trasformando il palco in un teatro di “recital magnetico”.

Ma è stato nel weekend che il festival ha raggiunto il suo apice, unendo ritmi ancestrali e vibrazioni elettroniche. Il sabato è stato dominato dalle sonorità africane del gruppo ghanese Santrofi , che ha portato sul palco la sua energica visione dell’highlife e dell’afrobeat, arricchita da elementi funk. La loro musica non è solo un omaggio al passato, ma un’esplorazione del presente.
A seguire, il gruppo scozzese An Dannsa Dub ha offerto un’esperienza unica con il loro genere, il “ceilidh-riddim’”, una fusione di ritmi da ballo tradizionali scozzesi, suonati con violino e flauto, che si intrecciano con fluttuazioni digitali, reggae e sonorità dub scure. La loro esibizione ha dimostrato come la tradizione possa non solo convivere, ma prosperare con l’innovazione, e come la musica folk possa farsi portatrice di un messaggio politico e sociale forte.

Il gran finale della domenica, tra bande e festa di carnevale con sfilata in giro per il paese, ha visto un vero e proprio trionfo della diversità sonora.
Sul palco l’esibizione dei messicani Son Rompe Pera è stata descritta come un “furore” che ha portato la marimba al di là dei confini del folk, mescolandola con il punk e il garage rock. La loro performance ha dimostrato come la tradizione possa essere non solo rispettata, ma anche rivoluzionata, creando un’esperienza dirompente e unica.
Che cos’è il Folk, oggi?
Questo intreccio di generi non è casuale, ma è il cuore pulsante del festival. In senso stretto, la musica folk è quella che nasce da tradizioni non professionali di una cultura, tramandata oralmente di generazione in generazione e con un autore spesso ignoto. L’Ariano Folk Festival celebra una radice più profonda, un’idea di folk come tessuto vivo, capace di evolvere. Questo è il senso profondo della world music, un termine creato dall’industria musicale per descrivere proprio quelle musiche provenienti da culture non anglofone che si mescolano ad altri generi.

L’AFF non è solo un cartellone di artisti, ma un’esperienza totale e una grande festa popolare, che trasforma la città di Ariano Irpino in un crocevia di culture e sonorità.

Il vero cuore dell’Ariano Folk Festival è la sua comunità, un pubblico intergenerazionale di circa 15.000 persone 2 che si è dimostrato parte integrante dell’evento. L’atmosfera è quella di una grande famiglia, dove ogni partecipante si sente a casa, in un’esperienza di coesione e unità che dura da anni.
Per celebrare questo legame speciale, il festival, in collaborazione con Caffè Fotografici, ha lanciato il contest “AFFEZIONATI”, chiedendo al pubblico di raccontare l’esperienza con i propri scatti. È stato un modo per dare voce alla comunità, trasformando i partecipanti da semplici spettatori a narratori attivi dell’evento. Desideriamo ringraziare di cuore tutti coloro che hanno partecipato al contest per aver condiviso la loro visione, dimostrando una volta di più che la musica finisce, ma il senso di comunità e il racconto personale rimangono.
Se siete curiosi di conoscere i nomi dei vincitori del contest e le opportunità che si apriranno per loro, non vi resta che seguire il nostro magazine e a breve sarete accontentati.

Numeri dell’Ariano Folk Festival 2025
- Edizione: XXIX edizione.
- Date: Dal 21 al 24 agosto 2025.
- Presenze: Circa 15.000 presenze.
- Direzione Artistica: Francesco Fodarella, da 27 anni.
Elenco Completo degli Artisti e DJ
Il programma musicale del festival ha spaziato su più palchi e momenti della giornata per un’esperienza completa .
Giovedì 21 agosto:
- Rogê (Brasile) – Samba e funky.
- Veeble (Italia) – Cumbia, umori bandistici tropicali, afrobeat, hip hop, reggae e dub.
- Mondocane (Italia) – DJ set con beat dance, ha animato la notte al Folkstage di Piano della Croce.
Venerdì 22 agosto:
- San Gennaro Bar (Italia) – Ha eseguito una “vibrante manipolazione” di musiche tradizionali del Sud Italia.
- PsychoPhono (Italia) – DJ set di vinili dagli anni ’50 agli ’80 con musiche da diverse aree del Sud del mondo.
- Ivo Dimchev (Bulgaria) – Ha presentato un recital visionario e ironico, con una voce che spazia dal baritonale al falsetto.
- Marco Castello (Italia) – Stile cantautorale con funk, pop, bossa e sfumature jazzy.
- Another Taste (Olanda) – Disco-funk retrò.
- Psycodummer – Ha offerto una performance con un ritmo “implacabile e ipnotico” usando strumenti fatti con materiali di scarto industriale.
Sabato 23 agosto:
- Don Pasta (Italia) – Ha animato un “mix di ritmi culinari e sonori” durante l’aperitivo world.
- Santrofi (Ghana) – Highlife e afrobeat contemporanei, arricchiti da elementi funk.
- Ann Dannsa Dub (Scozia) – Propositori del “ceilidh-riddim’”, una fusione di ritmi da ballo tradizionali scozzesi con fluttuazioni digitali, reggae e dub.
- Söwe (Francia) – DJ set dance afro-oriented fino a tarda notte.
Domenica 24 agosto:
- Assurd Batukada Street Band (Italia) – Band di strada che ha guidato la consueta parata carnevalesca.
- Joe Yorke (Inghilterra) – Rocksteady, reggae, soul e dub-pop con una voce in falsetto.
- Son Rompe Pera (Messico) – Hanno fuso la cumbia con il punk e il garage rock, portando la marimba oltre i confini del folk.
- Alamedadosoulna (Spagna) – Hanno chiuso il festival con il loro ska-reggae.