Riccardo Dalisi e l’Archivio di Rua Catalana

Nel cuore di Napoli, in Rua Catalana, la via che da sempre in città è ricordata per i laboratori di artisti a artigiani che forgiano i metalli, al numero ventisette si trova l’ultimo studio di Riccardo Dalisi, architetto, designer, artista, animatore ed educatore.

Un uomo che ha fatto della sua vita una continua ricerca artistica con un’attenzione particolare al recupero dei materiali, all’ecosostenibilità e al sociale, come dimostrano i suoi seminari di ricerca autoeducativa e i numerosi laboratori con i bambini dei quartieri difficili di Napoli. Educare al bello attraverso la bellezza.

Archivio Riccardo Dalisi

Sabato 24 settembre al secondo piano di un palazzo, storico e popolare allo stesso tempo, tra panni stesi e signore che parlano sui ballatoi, tra profumi di caffè e chiacchiere di quartiere, è stata riaperta la sua casa-studio in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, dedicate quest’anno al tema “Patrimonio culturale sostenibile: un’eredità per il futuro”.

Archivio Riccardo Dalisi

La Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania ha presentato il lavoro di ordinamento e inventariazione dell’archivio di Riccardo Dalisi. Alla presenza del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e di Angela Tecce, presidente della Fondazione Donnaregina, le dottoresse Tommasina Boccia e Gemma Colesanti hanno ricordato la straordinaria figura umana e professionale di Dalisi, un artista prolifico dai mille interessi.

Girare nella sua casa, perdersi tra i mille libri e i disegni, le scartoffie e gli appunti segnati a matita ovunque. Le caffettiere e i loro prototipi: nel 1981 Dalisi ha vinto il premio Compasso d’Oro per la ricerca sulla caffettiera napoletana, iniziata sul finire degli anni Settanta e incentrata sulla manualità artigianale. Tutto questo non si può spiegare senza pensare a Willy Wonca e la fabbrica di cioccolato, Alice nel paese delle meraviglie, la Bella e la Bestia e tutti i personaggi immaginari e immaginifici che vi vengono in mente. 

Un universo di mille oggetti, dove elefanti, angeli con le trombe, tori, cavalieri ed eroi caduti prendono vita, lampade volano tra palazzi dai mille gradini di carta e cartone. Materiali vari ed eventuali diventano sculture che si muovono nello spazio ed animano un territorio dove la figura umana, come in un paradosso, sembra di troppo.

Non ci sono punti di riferimento, prospettive che ci rassicurino e punti cardinali ai quali aggrapparci, solo pesci volanti dai piedi sgargianti, farfalle comode come sedute e uomini volanti dalle orecchie di coniglio e il corpo da capra, il mito che si fonde e si confonde con la contemporaneità.

Tutto è il contrario di tutto, il passato e il presente diventano  futuro. E in questo mondo, dove perdersi è normale e largamente consigliato, le archiviste Boccia e Gemma hanno raccolto documenti di diversa natura, fotografie, diapositive e bobine, modellini e schizzi su carta per ricostruire un percorso, quello di Riccardo Dalisi, che si muove attraverso più campi e attività professionali.

Centiniaia di disegni e acquerelli , progetti e idee che coprono un arco temporale lungo cinquant’anni: una vita spesa tra laboratori e progetti, restauri e proposte di arredo urbano, sogni e bisogni di ogni essere vivente su questa palla che noi chiamiamo terra, una sfera che gira, scossa nel suo movimento dai più svariati personaggi che compongo l’universo immaginifico di un artista che ha saputo coniugare leggerezza e pragmatismo, il mondo dei sogni con quello delle esigenze più spicciole, sogni e sonni, come direbbe Erri De Luca.

Archivio Riccardo Dalisi

Nota biografica

Riccardo Dalisi, nato a Potenza il primo maggio del 1931, si trasferisce a Napoli per studiare presso la facoltà di Architettura, dove si laurea nel 1957. Nell’aprile del 1969 consegue la libera docenza, trascorrerà tutta la sua vita nel capoluogo campano fino alla sua morte avvenuta nel mese di aprile del 2022.

Nel 1971 ha inizio la sua attività di insegnamento universitario fino al 2007, ricoprendo la cattedra di Progettazione Architettonica presso la facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Federico II di Napoli. Presso la stessa facoltà è stato direttore e docente della Scuola di Specializzazione in Disegno Industriale.

Negli anni Settanta, assieme a Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Andrea Branzi e altri, è stato tra i fondatori della Global Tools, contro-scuola di architettura e design che riuniva i gruppi e le persone che in Italia coprivano l’area più avanzata della cosiddetta “architettura radicale” intorno alle riviste “Casabella” e “Spazio e società”. Le opere nate in quegli anni fanno oggi parte delle collezioni permanenti del Centre Pompidou di Parigi, del Frac Centre di Orléans e del Museo Madre di Napoli.

Da sempre impegnato nel sociale – resta fondamentale l’esperienza del lavoro attraverso laboratori sociali di quartiere con i bambini del Rione Traiano, con gli anziani della Casa del Popolo di Ponticelli negli anni ’70 e, negli ultimi anni, l’impegno con i giovani del Rione Sanità di Napoli, del Centro territoriale Il Mammuth di Scampia e dell’Istituto penale per i minorenni di Nisida – , ha unito ricerca e didattica nel campo dell’architettura e del design accostandosi sempre più all’espressione artistica come via regia della sua vita. Nella sua ricerca espressiva, che spazia nel mitico, nell’arcaico, nel sacro, i materiali poveri (ferro, rame, ottone) sono impiegati con amorevole manualità artigiana.

Nel 1981 ha vinto il premio Compasso d’Oro per la ricerca sulla caffettiera napoletana iniziata sul finire degli anni Settanta e incentrata sulla manualità artigianale. Negli ultimi trent’anni anni si è dedicato intensamente alla creazione di un rapporto sempre più articolato e fecondo tra la ricerca universitaria, l’architettura, il design, la scultura, la pittura, l’arte e l’artigianato, mantenendo al centro la finalità di uno sviluppo umano attraverso il dialogo e il potenziale di creatività che ne sprigiona.

Archivio Riccardo Dalisi

Nel progetto di rivitalizzazione della Rua Catalana, Riccardo Dalisi, con la ricerca e la progettazione di “Napolino” riesce a promuovere un’integrazione tra artigiani, abitanti, commercianti e istituzioni locali e nazionali come la Confederazione nazionale dell’Artigianato e la Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici della Campania.

Nel 2009, dopo lunga ricerca preparatoria, ha presentato, in collaborazione con la Triennale di Milano e la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, la prima edizione del Premio Compasso di Latta, iniziativa per una nuova ricerca nel campo del design nel segno del sostegno umano, della eco-compatibilità e della decrescita.

Nel 2014 ha vinto il secondo Compasso d’Oro per il suo impegno nel sociale.

Numerose mostre dedicate alla sua attività di architetto, di designer, di scultore e di pittore sono state allestite alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano, al Museo di Denver, al MoMA di New York, alla Biennale di Chicago, al Museo di Copenaghen, al Museo di Arte Contemporanea di Salonicco, al Museo di Düsseldorf, alla Fondazione Cartier di Parigi, alla Pasinger Fabrik di Monaco, al Tabakmuseum di Vienna, alla Zita delle Spandau di Berlino, a Palazzo Reale di Napoli, a Palazzo Pitti a Firenze, alla Basilica Palladiana di Vicenza, alla Galleria di Lucio Amelio Napoli, al Castel dell’Ovo di Napoli, al Chiostro monumentale di Santa Chiara a Napoli, alla Reggia di Caserta. Numerose istallazioni permanenti si trovano presso diversi musei ed istituzioni napoletane: Museo della Ceramica Duca di Martina, Villa Floridiana a Napoli, Palazzo Reale di Napoli, Tangenziale di Napoli, San Nicola a Nilo, Quartieri Spagnoli, via Santa Caterina da Siena, Salita dei cinesi, Basilica della Santissima Annunziata, Chiesa dell’Immacolata e San Vincenzo alla Sanità.