Ai Weiwei. Who am I?

Il dissidente. L’artista impegnato. Il provocatore. Potremmo descrivere Ai Weiwei in molti modi, ma le etichette non renderanno mai giustizia alla complessità della sua carriera artistica.

Sono stato all’esposizione Ai Weiwei. Who am I curata da Arturo Galansino visibile fino al 4 maggio 2025 presso Palazzo Fava a Bologna; una ottima cornice per i suoi lavori, calati perfettamente nella splendida struttura in dialogo con gli affreschi dei Carracci.

Ai Weiwei (classe 1957) è un artista cinese di fama internazionale, visibile a Bologna con diversi suoi lavori, molti dei quali di recente fattura.

La mostra è iniziata a settembre ’24 ed è stata immediatamente oggetto di un atto vandalico, precisamente su “Porcelain cube” posto all’ingresso (per saperne di più: Vandalo distrugge opera d’arte di Ai Weiwei); un accadimento che mi ha fatto pensare subito alla demolizione del suo studio cinese del 2018, anche se lì l’atto veniva dall’autorità cinese con un chiaro scopo censorio, ostile e intimidatorio. Guarda caso, la prima sala inizia con un grande tappeto di cocci di ceramica blu provenienti proprio dalla demolizione del suo studio: Left Right Studio Material. Un ottimo modo per introdurci nella sua poetica conflittuale e provocatoria.

Ciò che colpisce dell’artista cinese è la capacità di fondere la tradizione e il gusto pop, di mescolare i linguaggi pregnanti del passato con l’estetica quotidiana. Basti pensare ai lavori fatti con i Lego, chiari rimandi alla Pixel art, al Pointillisme e per quanto riguarda i soggetti alla classicità dell’Occidente, come ad esempio il “Cenacolo” di Leonardo in cui Weiwei diventa Giuda.

Quello che mi ha colpito di più di questa serie è il rimando a Piet Mondrian e al suo “Broadway Boogie-Woogie” grazie a una resa cromatica molto accattivante; pur riconoscendo la capacità di Ai di forzare la politica dei LEGO e portarli ad accettare di realizzare prodotti politici (la politica interna dei LEGO lo vietava), i risultati di questa serie li ho trovati più deboli, rispetto alla sua produzione complessiva. Forse perché la forza del messaggio viene stemperata in una modalità che sembra meno originale di altri suoi progetti: apprezzo molto la forzatura nei confronti dell’industria di giocattoli, ma la resa finale non riesce a convincermi appieno.

Poco oltre c’è il suo grande trittico Dropping a Han Dynasty Urn in cui attraverso la documentazione di tre grandi foto registra la distruzione di una urna della tradizione cinese. Una performance immortalata nei suoi momenti topici. Un lavoro di grande impatto, emblema della sua produzione. Si incontra poi l’altra urna con impresso il logo della Coca-cola, quindi la rappresentazione di un consumismo che invade e pervade tutto, saccheggiando tutto ciò che incontra. Un bel lavoro Pop debitore al mondo di Andy Warhol, accattivante e concettuale che spinge alla riflessione: Han Dynasty Urn with Coca-cola logo.

Le creature di seta e di bambù che si incontrano lungo il percorso sono estremamente affascinanti per la semplicità e l’immediatezza che restituiscono. Mi hanno fatto sorridere perché le ho viste come una versione evoluta dei lampadari dell’Ikea, considerato che queste sculture erano illuminate dall’interno e sprigionavano comunque una grande leggerezza. Davvero belle e affascinanti: Lu, Yu, Feyiu, Shuyu, Mingshe.

Oltre, va menzionata la scultura monumento alle biciclette, un grande classico della sua produzione, in questo caso dorate e con un forte richiamo all’estetica celebrativa di un grande simbolo di libertà della sua giovinezza: Forever (Stainless steel bicycles in gilding).

Porcelain pillar with refugee motif è tra i lavori più potenti di questa esposizione. Una trasposizione contemporanea del dramma dei rifugiati su ceramica. Una realtà odierna narrata come i drammi del mito con grande capacità ed efficacia. Vedere per credere.

Anche singoli piatti sono esposti a parete con le stesse scene del totem di ceramica. Lavori davvero belli e toccanti.

Odyssey è della stessa pasta del precedente lavoro narrato; una carta da parati estesa in tutta una stanza con scene di odierna odissea vissute dai migranti.

Dopo aver toccato qualche punto della mostra sulle cose che più mi hanno colpito confermo che Ai Weiwei è un artista che vale la pena incontrare e conseguentemente scoprire ciò che ha rappresentato nella sua evoluzione.

Il lungo documentario visibile in mostra conferma la portata politica e poetica del suo operato; ci ricorda altresì le sue vicissitudini e l’uso ossessivo della comunicazione on line per documentare in tempo reale quanto gli accadeva, facendo emergere l’enorme potenzialità che hanno avuto i blog e i social negli anni 2000; questo suo approccio rappresenta molto bene quella fase storica in cui, grazie ai social network, ai blog e alla rete in generale ci si immaginava un mondo migliore. E lui, in un qualche modo ha combattuto per migliorarlo.

Da visitare con la giusta attenzione e lucidità.

Ai Weiwei. Who am I
a cura di Arturo Galansino
Palazzo Fava
Via Manzoni 2, Bologna
21 settembre 2024 | 04 maggio 2025
da martedì a domenica | 10:00-19:00 (ultimo ingresso ore 18:00)
info e prenotazioni +39 055 29 89 818 | prenotazioni@operalaboratori.com