Di recente sono stato all’esposizione Graphic Japan: da Hokusai al Manga presso il Museo Civico Archeologico di Bologna e le scoperte incontrate di stanza in stanza sono state innumerevoli.
La mostra curata da Rossella Menegazzo ed Eleonora Lanza è promossa da MondoMostre con il Museo Civico Archeologico di Bologna e mi ha dato la possibilità di andare oltre le conoscenze pregresse inerenti il fascino esercitato dal cosiddetto giapponismo della seconda metà dell’ottocento.
Già alcuni anni fa avevo visto esposizioni sui grandi classici del periodo Edo sia qui al Museo Civico Archeologico di Bologna che in altri spazi espositivi come il Museo Chiossone di Genova, il MAO di Torino, ecc., ma questa volta la prospettiva era allargata fino ai nostri giorni e ha nuovamente ribadito la profonda influenza della cultura nipponica sulla nostra estetica.

Ci sono varie parole d’ordine che mi sovvengono ripensando a quello che ho visto nel percorso della mostra: levità, minimalismo, essenzialità.
I parallelismi evidenziati nel percorso espositivo fanno emergere la continuità e gli omaggi al passato. Ne segnalo uno a titolo esemplificativo: la grafica di Kyoshi del 1971 (Nigorie) che richiama l’usignolo di Hiroshighe. Una splendida rivisitazione che non lascia indifferenti.

L’allestimento ci guida all’interno di varie tematiche inerenti il mondo della natura, immergendoci nella logica e nella sensibilità tipica della cultura giapponese tradizionale verso questi ambiti, oscillando tra i mondi animali e quelli floreali.

La quantità di opere è davvero numerosa e la mia scelta è di mostrarne solo alcune contemporanee perché meno note rispetto a quelle dei grandi maestri Hokusai, Hiroshige, Utamaro, Koniyashi, ecc., esposti un po’ in tutte le sezioni.
Un magnifico angolo di cerbiatti in varie declinazioni.

Lungo il percorso ci sono anche dei modelli di mascherine di carta intagliate per la tintura su tessuto. Magnifiche alla vista, ma non risulta chiaro il procedimento di utilizzo. Una splendida estetica, ma la funzionalità, seppur accennata andrebbe narrata e magari fatta vedere attraverso un video o una qualche altra documentazione visiva.
Di seguito una parete di mascherine di carta intagliate a mano con vari motivi del periodo Meji (fine ottocento). Lavori da certosino e di grande sensibilità che esprimono già di per sé una loro autonomia espressiva.

Facendo un salto in avanti voglio evidenziare uno dei lavori che più mi ha colpito per l’essenzialità e il trasferimento quasi tattile e percettivo della realizzazione: il manifesto di una campagna promozionale di Muji “Campeggio Mujirushi ryōhin: insieme alla natura”.
L’idea di utilizzare la sezione del fusto di un albero per rendere una superficie marina è straordinaria e alquanto geniale. Magnifica la resa e l’impatto.

E poi ci sono i lavori di Yokoo Tanadori e ancora di Awazu Kyoshi. Colori sgargianti, intensi, ma mai eccessivi. Composizioni citazionistiche e stupefacenti.

Proseguendo si incontra una perla del design e delle sciccherie di uso quotidiano: un bicchierino da sakè con motivo di coppia di conigli che osservano la luna piena. Poesia allo stato puro.

Che dire di questo parallelismo vicino alla Poesia visiva ed estremamente suggestivo?

E poi gli animali marini nella loro emblematicità.

Si passa poi all’icona più nota del Giappone, ovvero il monte Fuji. Un’intera sala è dedicata a lui. Eccone una panoramica che ne dà un’idea di insieme. L’estrema modernità e semplicità è a dir poco ammaliante.

Successivamente si arriva alla sezione del teatro e i suoi personaggi caratteristici. Ci sono diversi lavori di Kunisada e Utamaro. Ma come anticipato mi soffermo sulla magnificenza delle geometrie contemporanee. Un esempio:

Andando verso la fine si passa per la calligrafia, i manga e le influenze sui manifesti italiani della prima metà del ‘900.
Di grande impatto la sezione della calligrafia e tutte le sue declinazioni artistiche ed espressive. Viene menzionato anche il movimento Gutai degli anni ’50, una tappa obbligata per chi ama l’arte contemporanea, qui chiamato in causa proprio per il suo legame con la calligrafia.
Una foto della sezione ce ne dà il sapore.

Con il manifesto di Dudovich e l’amaro Isolabella chiudo questa piccola carrellata estremamente soggettiva, ma indicativa di quanto ci sia di stimolante in mostra.

Si esce da questa esperienza arricchiti da ciò che il Giappone ha fatto e continua a fare in ambito visivo e culturale; è una società che continua a sfornare prodotti artistici che affascinano la nostra sensibilità occidentale (almeno in superficie) ed è capace di esercitare a livello internazionale una grossa influenza. In questo percorso possiamo scoprire molto di noi e di loro proprio grazie alle affinità e alle divergenze espressive che vengono esposte.
Graphic Japan è un viaggio tra i meandri dell’essenzialità orientale di questa meta emiliana.
La mostra continua fino al 6 aprile 2026, pertanto siete ancora in tempo per godervi questa occasione speciale.
Articolata in quattro sezioni – Motivi di Natura, Volti e Maschere, Calligrafia e tipografia, Giapponismo – la mostra racconta lo sviluppo del segno grafico nipponico dalle stampe ukiyo-e ai manga, passando per poster d’artista, design, moda, cinema e fumetto. Un viaggio che testimonia la capacità della cultura visiva giapponese di rinnovarsi nel tempo senza perdere la propria identità.
Graphic Japan: Da Hokusai al manga
Curata da Rossella Menegazzo con Eleonora Lanza e promossa da MondoMostre con il Museo Civico Archeologico di Bologna
Dal 20 novembre 2025 al 6 aprile 2026 presso il Museo Civico Archeologico di Bologna
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